Questa campagna quasi febbrile si accentuò nel decorso inverno; tutto era ormai pronto all'azione; si attendeva soltanto l'occasione propizia che si presentò nel disagio economico delle popolazioni, pel rincaro del pane.

Così sulla fine dell'aprile or decorso moti e tumulti cominciarono a Minervino Murge, a Bari, a Foggia, ed attraverso le Marche e la Romagna, si propagarono ben presto in diversi piccoli paesi ed in alcune città della Toscana, proseguendo poi per l'Emilia fino a Milano, dove dovevano pur troppo avere il loro pieno sviluppo e cambiarsi in aperta insurrezione.

In proposito è da notarsi che tutti i moti avvenuti nelle diverse parti d'Italia non furono fatti improvvisi, isolati, occasionati da una causa accidentale o locale, ma furono la conseguenza di una lunga preparazione diretta all'unico scopo di mutare gli ordini politico-sociali, e della quale erano specialmente creatori ed istigatori i capi repubblicani e socialisti, appartenenti ai rispettivi Comitati centrali direttivi residenti in Milano.

Basta a dimostrare ciò il solo esame del modo uniforme col quale i moti medesimi si svolsero.

Infatti, ovunque, facendo a fidanza coi nobili e generosi sentimenti dell'esercito, erano disumanamente spinti in prima fila contro la forza armata i ragazzi, poi le donne e per ultimo venivano gli uomini; ovunque i primi tumulti furono fatti sorgere nei piccoli centri, allo scopo di attrarvi distaccamenti di truppa e sguarnire le città e tentarvi poi un colpo di mano.

E prima di scendere ad indicare le specifiche responsabilità degli odierni imputati, è altresì utile premettere che Milano fatalmente era stata prescelta all'azione principale e risolutiva per molte ragioni, cioè: perchè a Milano la propaganda rivoluzionaria era stata fatta più attiva e proficua da frequenti riunioni, comizi e conferenze pubbliche e private tenute dai più influenti, intelligenti, operosi ed energici capi dei partiti rivoluzionari ivi residenti o convenuti, e col mezzo dei giornali locali, quali ad esempio La Lotta di Classe, il Popolo Sovrano, l'Italia del Popolo, il Secolo, la Critica Sociale, e per altri scopi speciali l'Osservatore Cattolico; perchè in questa città e nei suoi contorni ingente è il numero degli operai dei grandi stabilimenti industriali; perchè quivi più che altrove i rivoluzionari avevano recentemente avuto agio di contarsi e passarsi in rassegna in occasione dei funerali di Cavallotti e della commemorazione delle Cinque Giornate; perchè Milano, per la sua posizione geografica, con minore difficoltà avrebbe potuto isolarsi dal rimanente del regno onde impedirvi l'arrivo di altra truppa in rinforzo, qualora specialmente si fosse verificato lo sciopero totale e già pronto dei ferrovieri uniti in potente lega di resistenza; perche quivi più sollecito sarebbe stato il soccorso già preparato ed organizzato degli operai e fuorusciti italiani residenti in Svizzera; ed infine fors'anco perchè, in caso di insuccesso, con minore difficoltà i capi ed i maggiorenti avrebbero potuto fuggire e riparare nella vicina, e per loro ospitalissima, Svizzera, lasciando che i gregari da essi illusi, ipnotizzati e spinti al macello, scontassero il fio delle loro colpe nelle prigioni e con la rovina delle famiglie.

Vero è che nella ricca ex capitale lombarda mancava il disagio economico assunto altrove a pretesto per tumultuare ed insorgere; ma era però ovvio che altro potesse trovarsi, ed infatti fu doppiamente trovato nella disgraziata morte di un giovane figlio di notissimo deputato e nel richiamo delle classi sotto le armi.

Ed appunto per questi pretesti nella mattina del 6 maggio incominciarono dimostrazioni e disordini che divennero poi tumulti e vere rivolte con devastazioni e saccheggi nei successivi giorni 7, 8 e 9, nei quali le turbe inferocite, dalle strade, dalle barricate, dalle finestre e dai tetti, trassero contro la truppa e gli agenti della forza pubblica colpi di fuoco, sassi, tegole e fumaiuoli.

Finalmente, dopo quattro giorni di fiera lotta, la insurrezione fu vinta dalla energia delle Autorità superiori militari e dalla abnegazione e dal coraggio dell'esercito.

A questi tumulti presero parte attiva Callegari Sante, Castelnuovo
Umberto
, Cerchiai Alessandro, Gabrielli Alfiero e Gruppiola
Francesco
; nel 6 maggio si trovarono al Ponte Seveso ed in via Napo
Torrioni, e nel giorno 7 sul corso di Porta Venezia.