Il Callegari e il Castelnuovo poi presero parte ai disordini di via Napo Torriani ed a Porta Venezia e devono quindi rispondere anche di ciò: quanto all'Invernizzi nessuna prova si è raccolta a suo carico e deve quindi essere prosciolto.
Ritenuto, per quanto riguarda gli accusati Chiesi, Federici, Lallici, Cermenati, Seneci e Zavattari, che tutti ammettono di essere di fede repubblicana, ma varie sono le responsabilità e non tutti sono responsabili.
Cermenati fu arrestato quale reporter dell'Italia del Popolo ed il
Seneci quale amministratore dello stesso giornale.
È constatato che quest'ultimo non scrisse mai articoli di colore politico; solo si occupò della parte amministrativa e della réclame e quindi nessuna ingerenza aveva nella redazione. Nulla dell'opera sua risulta incriminabile.
Il Cermenati nella sua qualità di redattore giudiziario e teatrale fu solo occasionalmente per deficienza di personale mandato dal direttore a Piacenza e Pavia per riferire sui fatti che là avvenivano e consta che non prese parte alcuna in quelle manifestazioni.
Nella stessa sua qualità fu pure in Milano dove avvennero disordini nella sera del 6 e nel mattino del 7 e l'unico fatto che gli si addebitava era quello di essere l'autore di due cartelle trovate nell'ufficio del giornale, ma una sola fu riconosciuta di suo carattere, quella cioè che descriveva fatti avvenuti con tinte meno fosche, e non incriminabili. D'altronde lo scritto di quella cartella non fu stampato, nè pubblicato.
Lo Zavattari, sebbene appartenga al Comitato repubblicano, non aveva altro incarico che quello della contabilità.
Da circa tre anni cessò da ogni agitazione e propaganda; nei giorni in cui avvennero i disordini fu sempre al suo posto alla Stazione centrale, consigliando la calma, mentre una sua parola avrebbe potuto far insorgere i facchini da lui dipendenti sui quali aveva molto ascendente. A carico quindi dei tre sunnominati non si riscontra reato.
Prescindendo ora dall'esaminare quanto il Chiesi ha potuto fare quale direttore dell'Italia del Popolo, esso, al pari del Federici, è di fede repubblicana.
Si volle che nel mattina del 7 maggio fosse sul corso Garibaldi a conferire con varie persone, ma questa circostanza non risultò sufficientemente provata.