—Illusione, caro mio. Trovate un pretesto qualunque, fatevi condurre di sopra e scenderete del mio parere. Voi vedrete che le celle angustissime—larghe per un letto, col passaggio di un uomo che non sia troppo grosso—sono allineate su due file di un corridoio largo poco più di un metro. Avete capito? Gli ammalati, divisi dalle pareti, vivono in uno stesso ambiente e respirano la stessa aria.

—Con delle malattie contagiose state fresco.

—Così è del sistema curativo. V'immaginate un medico enciclopedico, che sa tutto, che non consulta che sè stesso, che si sbarazza in un'ora di cinquanta o sessanta ammalati raccolti nell'ottagono, alla presenza di tutte le guardie che vanno e vengono, di tutti i prigionieri che passano e ripassano, e che deve limitare le sue ricette a cinque giorni di latte, a delle polverine innocue o al pane bianco con tre dita di una carne soriana che non si lascia masticare che dai denti d'acciaio, in quattro dita di brodo così detto o di minestra così detta al brodo? Volete la mia opinione? Prima di abbandonarvi al delitto interrogate la vostra salute. Se non siete sanissimo, curatevi, evitate il pericolo di andare in prigione.

—Me l'ha detto anche la guardia, stamane. Non dovevate venire in prigione.

L'altro, quello coi capelli ritti, fece osservazioni di un altro genere.

—Non sono così pessimista, ma convengo che in tutto questo sistema c'è qualcosa di sbagliato. Vi racconto quello che è avvenuto a me in otto mesi di prigionia. Ho notato, prima di tutto, che per andare in infermeria bisogna essere più che moribondi. Il medico è sempre riluttante a mandarvi in una cella d'infermeria. E io non posso dargli torto. Una volta che egli vi accorda il permesso di sdraiarvi sulla branda, si sta meglio nella cella del raggio. In quest'ultima c'è più luce e aria più pura. Il guaio grave, secondo me, è che se m'annuncio ammalato mi si punisce sopprimendomi l'ora d'aria. Come, il mio malessere è forse dovuto alla mancanza di moto e d'aria libera e voi mi tappate in cella tutte le volte che vado dal medico?

Al detenuto che non abbia studiato bene il regolamento possono capitare giornate dolorose. La guardia di servizio tra le sei e le sette vi domanda: ammalato? qualche volta, salta una cella senza accorgersene. E spesso registra il trentatrè invece del trentacinque. Non c'è più rimedio. Bisogna stare attento domattina e suonare se non la si vede.

La settimana passata mi sono annunciato ammalato: la guardia mi rispose:

—Incominciate a mettere fuori la vostra pulizia—cioè a metter fuori il catino coll'acqua sporca, il vaso da notte e la spazzatura della cella.

Sono ammalato e si esige da me il servizio della pulizia!