Il quarto compagno è un galeotto. Egli è già stato in galera e ha fatto il giro di parecchie carceri giudiziarie.
—L'infermeria carceraria è una nota dolorosissima. A Milano gli ammalati sono trattati, direi quasi, meglio che negli altri luoghi. Ma qui e dappertutto ho dovuto convincermi che nei casi d'urgenza si muore come cani. Vi narrerò due casi che non ho ancora dimenticati. Ero a Bologna al tempo del processo Luraghi, Favilla, Platner e non so chi altro. Il Luraghi era alloggiato nella mia stanza con altri e il Platner dimorava in infermeria perchè sofferente di non so quale incomodo. Erano le nove di una notte buia. Qualcuno di noi russava e qualcuno di noi si voltava sui fianchi per addormentarsi. Sentimmo un grido d'uomo spaventato o d'uomo colto da un malore.
—Guardia! guardia!
La guardia non era vicina o era altrove o non sentiva.
—Guardia! guardia!
La voce del detenuto era diventata rantolosa.
—Guardia!… guardia!…
Dopo un quarto d'ora di questo lamento che ci lacerava il cuore sentimmo dei passi che andavano verso la cella del disgraziato.
—Che c'è? gli domandò la guardia.
—Sono ammalato…. muoio! Signore, fatemi morire!