I questuanti sono una vera piaga. Vanno e ritornano periodicamente, eternamente. Dicono che qui si sta meglio che fuori. Qui, hanno l'alloggio e il vitto sicuri. Fuori, sono perseguitati, o inseguiti, o trattati come cani e agguantati come birbe non appena stendono la mano o cercano di appollaiarsi in qualche luogo.
Il maggior contingente degli accattoni lo dà la campagna. Mi è capitato di registrare dei pezzi di giovinetti che mi facevano venire sulla lingua una folata di interrogazioni. Ma loro me le portavano via dicendo che in campagna, d'inverno, non si trova lavoro. E anche d'inverno, loro, i loro figli e le loro donne, non si dimenticano di mangiare.
Dal dicembre del '97 al maggio '98, la questura ce ne ha condotti al
Cellulare una media di quindici al giorno.
I pretori li condannano da tre giorni a un mese di detenzione.
C'è per aria qualche cosa di grosso. Da domani non potrò più tenerla al corrente. Il nostro amico è sospetto e la vigilanza è stata raddoppiata. Le guardie cambieranno raggio magari ogni giorno. Il loro posto non lo sapranno che al momento di andare in servizio. Non si scoraggi e lasci passare la bufera. Dopo vedrà che non mi chiamo mica quello che mi chiamo per nulla. Mi cambi il nome se non riuscirò a riallacciare il filo stroncato dal temporale.
__La pagina intima del processo dei giornalisti.__
Il processo dei ventiquattro è stato chiamato dei giornalisti per fare del lusso.¹
¹ Il processo dei giornalisti è stato il più strepitoso di tutti i processi delle Corti militari. I Tribunali—divenuti quotidiani durante lo stato d'assedio—hanno raggiunto, con esso, la massima tiratura, di 35.000 copie. Col processo dei deputati l'interesse era diminuito e la tiratura discese alle 10.000.
In verità, i giornalisti rappresentavano la minoranza. Tanto è vero che ciascuno di loro leggeva l'atto d'accusa facendo tanto d'occhi.
—Come, che c'entro io con costoro?