Alcuni si preparano la pancia come se dovessero andare a un banchetto. A Natale, a Pasqua e nel giorno dello Statuto ci si serve un pranzetto che ci fa venire l'acquolina. Invece di darci la solita sboba terrosa, ci si porta un piatto di pasta asciutta o un piattone di risotto giallo fumante, con della cipolla arrostita e annerita che mette in mente i funghi, con ottanta grammi di carne in umido che commuove le budella. Di vino non ce n'è che un bicchiere. Ma anche brusco, per la gola che non beve che acqua, diventa del Falerno o del Ghemme. Ah, il Ghemme!

È stato la mia perdizione. Vorrei essere fuori per inaffiarmene il ventre. Mi piace il Ghemme. Con tre o quattro bicchieri di questo vino sfido un esercito.

Fuori di queste giornate, non c'è che l'avvenimento reale che possa portarci del benessere.

Va a nozze un principe, o nasce una principessa, o accade al re qualche cosa che viene celebrato come una gioia nazionale? Il prigioniero rinasce. Egli vede una sosta nell'applicazione del regolamento e sogna una diminuzione della pena. Egli è sicuro che si distribuiranno dei piattoni di risotto e della carne annegata nella bagna e che verranno probabilmente delle grazie.

Questa è una delle ragioni per cui in carcere siamo più monarchici del re. Non è che lui che si ricordi degli afflitti sepolti nelle celle. È lui che ci diminuisce i tormenti. Pur troppo non sempre. Ma qualche volta, qualcuno gode di questa sua prerogativa. È il re che ci fa mangiare un po' meglio quando il suo cuore è in giubilo. E non vi maraviglierete, o signori increduli, se vi dico che gliene siamo grati e se aggiungo che più di una volta gridiamo viva il re! viva la regina! con entusiasmo.

Stanotte abbiamo avuto un aumento di detenuti senza aprire il portone d'entrata. È nato un bimbo. Mi dicono che sia belloccio. È sempre così. I figli dei tribolati sbucano dall'utero fiorenti di salute. Sembra che le loro madri siano state lì a covarli nella bambagia, mangiando bene e bevendo meglio.

La guardiana, che è venuta dabbasso, mi ha assicurato che ha le guance rosse come una mela e gli occhi azzurrati e lucidi da mangiarseli a baci.

La madre è una ragazza di vent'anni, o di circa vent'anni, recidiva, abituata ai furti domestici.

Sa far da mangiare, sa stirare, sa rammendare, ma sa anche involare la roba dei padroni. Non c'è pericolo che se ne vada da una casa senza lasciarvi il segno delle proprie dita. La colpa è forse del suo amante che vive, sovente, alle sue spalle.

Durante la mia breve carriera di matricolatore, l'ho registrata nel librone infame tre volte. Il bimbo, anche se nato nella carcere, non viene registrato. Il regolamento non permette di mettere a matricola che i ragazzi superiori ai due anni. Il legislatore deve avere creduto che, se si può nascere delinquenti, si possono commettere delitti anche in fasce. Il bimbo della ladra verrà mandato all'ospizio dei bambini lattanti.