—Si figuri che io non ho saputo della morte di Vittorio Emanuele che ieri; questo per dirle che non ho nulla di comune con l'uomo politico. Ero in casa che stavo per andare a dormire. Tra le otto e le otto e mezza sentii bussare. Chi è? Andai ad aprire. Erano due agenti di questura in borghese. Mi domandarono se ero il tale. Nossignori, risposi. Come vi chiamate? Così e così. Venite con noi, che il questore ha bisogno di parlarvi. Il questore? Non me lo feci dire due volte. Chi male non fa, paura non ha, va bene? Avevo lavorato tutti i giorni come nelle altre settimane e alla domenica ero andato col mio ragazzo a pescare.
Di che cosa dovevo avere paura? Dissi alla moglie di non inquietarsi che sarei ritornato subito. Il signor questore non era uno stupido e sapeva quel che si faceva. Mi buttai in dosso la giacca in fretta e giù dalle scale con loro. Mi parevano buoni diavoli. Parlavano come persone dolenti di avere dovuto disturbarmi. Si figurino! Faccio intanto una passeggiata. Sul corso di porta Magenta mi diedero anzi un solfanello per la pipa. Piperei tutta la vita. Quando fummo in questura parlarono con un altro e mi lasciarono dicendo che sarebbero venuti a prendermi. Con tante cose da fare in quei giorni, si saranno dimenticati, perchè li aspetto ancora.
Fatto sta che il nuovo individuo mi disse di vuotarmi le saccocce. Se non ho niente! Guardi pure. Faccia il comodo suo. Sono uscito di casa per un momento. D'abitudine non vado mai attorno coi denari in tasca. Al sabato consegno la settimana alla mia donna e non ci penso altro. Quando ho il tabacco per la pipa, basta. Non sono mica un beone che sciupa il sudore di una giornata nelle bettole. Coloro che frequentano il trani finiscono sempre male.
Dicevo bene? Sicuro che non avevo niente, aperse l'uscio del primo camerotto e felicenotte. Non mi disse neppure che chiudeva. In casa mia, nel casone di via Ochette, siamo in sei e si vive tutti in una stanza. Si sa, un povero operaio non può fare tanto cogli affitti così cari. Si figuri che pago più di cento lire all'anno. C'è di buono che il padrone è una pasta d'uomo. Se non arrivo in tempo non mi butta in istrada. È un padrone di casa che sa anche lui il vivere del mondo. Con dei figli che mangiano tanto pane, un povero padre non può sempre pagare la pigione in giornata. Che cosa dicevo? Parlavo del camerotto. Un vero castigo di Dio.
Mi sono trovato in mezzo a un fumo che mi fece chiudere gli occhi e tossire come un vecchio di sessant'anni. Non ci si vedeva. Era pieno come un uovo. Gli uni erano addosso agli altri e nessuno poteva muoversi. Creda a me che non dico bugie. Erano gli uni sugli altri come le sardine. Fu una vita da cane la notte del mio arresto. L'aria che si respirava rivoltava lo stomaco. Faceva venire voglia di vomitare. Nel piccolo spazio tra l'uscio e il tavolazzo, pareva di essere in una marcita. Gli sputi di tutta quella gente che masticava il tabacco avevano ridotto il terreno molle e sdrucciolevole. Coi piedi nelle pozzanghere si stava malaccio. Si sentivano i reumatismi venire su per le gambe. Non si poteva camminare perchè eravamo in troppi. Quando tiravo su il piede per poggiarsi sulla gamba, sentivo il «ciac» della palta che si staccava dalla suola. I muri sudavano. Era un sudore che restava alle dita come la gomma. Sul tavolazzo non si stava meglio. I seduti dovevano tenervi le gambe piegate fino agli occhi con le dita allacciate. Quando c'era qualcuno che aveva bisogno di spandere acqua, si voleva morire. La tinozza lasciava venir fuori un odore che asfissiava.
Non c'era posto, ma il carceriere era un diavolo che non faceva caso a quello che dicevamo. Apriva e ne cacciava dentro degli altri senza tanti complimenti. Lui non aveva tempo da perdere. Conosceva nessuno e trattava tutti alla spiccia. Cinque o sei erano vestiti bene. Si capiva che dovevano essere persone di considerazione perchè avevano gli anelli brillantati sulle dita che abbagliavano la vista. Un signore grosso, col pancione dell'uomo che mangia bene, faceva compassione. Si asciugava gli occhi e diceva che la sua famiglia avrebbe pensato male a non vederlo andare a casa. C'erano degli altri nella stessa condizione. E la mia Margherita? Mi pareva di sentirla piangere. La vedevo andare alla finestra tutta disperata a cercarmi giù nell'ombra o all'uscio della scala ogni volta che sentiva i passi di qualcuno. In dieci anni di matrimonio non ho mai dormito fuori di casa. E una povera donna che voglia bene al marito si impressiona.
In pochi nasceva il bisogno di parlare. E quelli che dicevano qualche cosa era per lamentarsi di essere stati portati via dalle loro famiglie innocenti. Io ero sempre in piedi che aspettavo il posto d'uno del tavolato. Mi ero straccato a stare lì senza muovermi.
Dovevano essere le dodici. La gente del camerotto sembrava sopita nel tenebrore della lanterna. Si vedevano qua e là teste che precipitavano sul petto come cariche di piombo. I gruppi appisolati avevano pose che in altri momenti avrebbero fatto sgangherare dalle risa. Qua e là si russava come tanti porci. Lungo il corridoio si udivano, in certi momenti, tonfi o corpi che si urtavano violentemente con delle grida che morivano dietro gli uscioni.
Un po' dopo ho dovuto ricaricare la pipa e fumare, per illudermi che gli individui sulla tinozza erano persone sedute. Venivano via i miasmi della fogna che mi andavano per la cappa del naso come della starnutiglia. C'era uno in manica di camicia che non pativa come pativo io. Mangiava il suo pane senza starnutare. Era già stato in prigione e ci aveva fatto l'osso. Mi diceva che era uscito ieri l'altro dal Cellulare e che aspettava la scarcerazione d'ora in ora. Non era però impaziente. Aveva la sorveglianza e con la sorveglianza si sta meglio dentro che fuori. Parola d'onore. Dai tredici ai diciannove anni non aveva fatto altro che uscire per rientrare, sovente senza guadagnare un centesimo. Gli ho domandato che mestiere faceva. Parve sorpreso. Sono cose da domandare? El tirador de sacchett.
Pescava nelle tasche delle signore, mi diceva lui, con una delicatezza che non disturbava le derubate. Doveva essere un buon diavolo, perchè raccontava su tutto, come tra vecchi amici. L'ultima volta era stato côlto in chiesa. Non immaginatevi grandi guadagni, mi diceva. In chiesa si busca da vivere, ma non si fanno quattrini. Le donne vi vanno a pregare con la moneta in saccoccia per la scranna e per qualche povero all'entrata. Non c'è che la signora in via a fare spese di qualche importanza che vi vada col portamonete gonfio. E poi credete che si possa continuare a lavorare nello stesso sito? Se vi ritornate prima di qualche mese vi sentite agguantato da due falsi divoti che vi aspettavano da un pezzo. È una professione piena di rischi. Se non fosse tardi, l'avrebbe cambiata da parecchi anni. Ma adesso c'è e bisogna che vi resti.