Venni svegliato dal fracasso dell'uscione. Se ne cacciarono dentro altri cinque o sei, venuti da chi sa dove, a pugni sulla testa e sulle spalle. Ero così ingarbugliato dal sonno che non ho potuto vedere le guardie in borghese che pestavano gli arrestati senza misericordia. Forse avevano ragione. I cinque o sei non mi parevano facce da galantuomini. Si erano lasciati battere senza dire una parola. Si tiravano su i calzoni e facevano sparire i pugni dai cappelli, con la grazia più naturale del mondo. Chi erano? Pochi di buono indubbiamente. Sono stato arrestato anch'io, ma non mi si è fatto nulla. Gli agenti non sono poi dei cani, diavolo. Non dànno via per il gusto di dar via. Siate onesti, se volete essere rispettati.

Si respirava come i moribondi. Anche quelli seduti incominciavano a dire che era una vera porcheria chiudere in una stanza lurida tanti cittadini. L'acqua doveva essere diventata calda come l'orina. Pure si beveva con piacere perchè c'era una caldura che toglieva il respiro e c'erano delle ore prima che venisse mattina. Non potete immaginarvi come mi dispiaceva di non avere avuto cinque centesimi in tasca. Sognavo l'alba con un bicchierino di grappa. Fa tanto bene quando si ha i piedi nel sudiciume e si è passata la notte senza dormire. Non so che cosa si faceva di fuori. Ma di tanto in tanto udivo delle persone che s'arrabattavano per la muraglia urtate da qualche prepotente che smanacciava. Erano forse degli altri arrestati che gli agenti spingevano nei camerotti.

Alle quattro non si poteva più dormire. Si sentiva il sussurro del brodo che bolle nella caldaia coperta. Si chiacchierava sottovoce. Si ragionava sui tumulti di Milano.

Nessuno sapeva come avevano avuto principio, ma tutti erano d'accordo nel biasimarli. Perchè avevano fatta la rivoluzione? Si parlava di morti e feriti come se ci fosse stata una grande battaglia. Ho sentito cose da far venir su la pelle d'oca. Perchè avevano fatto la rivoluzione? Era la domanda che si facevano l'un l'altro di tanto in tanto. Non si stava forse bene? Non erano che i lazzaroni che si lamentavano. La gente che lavora non ha tempo di pensare a tante storie. Il lavoro stracca e non lascia il tempo di sentire asinate. Quando io vado a casa alla sera, mangio la minestra con ingordigia, faccio la mia pipata con piacere e vado a letto mezzo addormentato. Gli oziosi vanno in giro e si scaldano la testa.

Si aperse di nuovo l'uscione con fracasso. L'incaricato pareva in collera. Povero diavolo, non aveva chiuso occhio in tutta la notte. Doveva essere sfinito morto. Si fece un'altra infornata. Dicevano che non c'era più posto. Ma gli agenti provavano il contrario. Cacciavano su gli arrestati calcandoli alle spalle con sfuriate di parole porcone. Aspettiamo a biasimare gli agenti. Non si sta su tutta notte senza perdere la pazienza e non si dicono villanie senza qualche ragione. L'uscio si richiuse con rabbia. Gli entrati parevano bruti. Quattro erano malvestiti e dovevano essere vagabondi. Gli altri avevano l'aria di essere signori. Uno di essi era grosso, piccolo, con un cappellaccio in testa che faceva paura. Poteva essere un rivoluzionario. Ho sentito dire che era uno scultore che aveva fatto la barricata con le sue statue e che aveva messo le mani nel sangue di un soldato. Pareva abbattuto. Aveva una faccia scolorata che faceva stremire. Gli altri dovevano essere persone istruite perchè parlavano con parole difficili. Mi fece colpo la parola lubrico—una parola che è sempre in bocca del mio padrone quando dà degli ordini agli spalmatori d'olio.

Dicevano che il suolo era lubricato, per dire che non si poteva stare in piedi. Erano stati arrestati a domicilio. Si capiva, dal tutt'assieme, che erano pesci grossi perchè non si mischiavano con gli altri.

Più tardi è entrato un signore con tanto di catena d'oro. Ci disse che era stato arrestato sullo stradone di Abbiategrasso. Veniva a Milano in carrettella e non sapeva dei disordini. Gli hanno domandato in che mondo viveva. Abbiategrasso non era mica in America. Lui era come me. Non leggeva mai i giornali e ignorava tutto quello che avveniva. Io sono buono di leggere, ma faccio troppa fatica. Cinque minuti dopo, le parole mi vanno insieme e mi pare di essere ciocco. Non sono poi curioso. A me importa proprio niente di sapere gli interessi degli altri. Ho anche troppo da fare a tirare innanzi la mia baracca, senza darmi dei grattacapi.

Dove sono rimasto? Al signore della carrettella. Egli aveva una micca in saccoccia. Gliela avevano fatta comperare i carabinieri a porta Ticinese per paura che morisse di fame. Io cominciavo proprio ad aver fame. Speravo di vedere mia moglie con la sporta. Povera donna. Mi voleva bene e io rimanevo nel camerotto a perdere il tempo.

Alla mattina, con un po' d'aria fresca e un po' più di luce, sembravamo tanti ubbriaconi che avessero passata la notte in un porcile, o in un acquavitaio che ci avesse rasi come una damigiana. Eravamo bianchi come i cadaveri. Il più allegro era sempre il precettato. Egli era rimasto in manica di camicia e con la sua giacca aveva coperto le gambe di uno sconosciuto che tremava dalla febbre e dalla paura. Gli ho dato la pipa da spazzare una seconda volta. All'odore del luogo ci eravamo abituati. Non c'era che l'impazienza di uscire. Chi doveva correre al lavoro, chi aveva degli affari importanti e chi si sentiva voglia di sgarbugliarsi gli occhi con del caffè caldo. Prima delle otto eravamo ricaduti nella disperazione. Perchè non ci si lasciava andare? C'erano gli scalmanati per l'uscita che non si lasciavano acquietare se non dicendo loro di rammentarsi che non avevano da pensare a noi soli. Alle otto venne il carceriere a domandarci se volevamo qualche cosa. Quasi tutti gli domandarono se non era tempo di liberarci. Ci disse di fare presto, che lui aveva tre camerotti zeppi di gente che aveva fame. Allora fu una gara, e il carceriere dovette pregarli di andare adagio. Chi comandava del caffè e dei sigari, chi del pane e salame e chi una frittura di fegato col limone. C'erano signori che si ricordavano del limone in un momento da strapparsi tutti i capelli dalla testa! Non ci furono che due che non gli diedero seccature: io e il precettato. Eravamo tutti e due senza il becco di un centesimo. Venuta la distribuzione, si sono ristorati come hanno potuto. Mangiavano con le mani e stracciavano il pollastro coi denti. C'erano di quelli che avrebbero voluto il tovagliolo. Ringraziate Dio, o brontoloni, si diceva, che avete il fazzoletto.

Le persone di cuore non possono mangiare senza dividere con coloro che non mangiano. Io e il precettato abbiamo finito per menare i denti più degli altri. Della gente buona ce n'è dappertutto. Ci fu quel signore col cappellaccio, che dicevano avesse fatto la barricata con le statue, che mi diede il suo vino. Egli non aveva voglia di bere. Grazie.