—Diceva mai nulla di Luciani?

—Ch'era contento di sapere che portava la catena come lui. Quando era abbattuto e si sentiva stufo di questa vita che non gli dava mai un barlume di speranza, lo chiamava la sua «disgrazia». Senza l'amico del Paino dell'Olmo, egli diceva che non sarebbe mai andato all'ergastolo.

__Callegari Sante.__

Il Callegari Sante, uno studente di scultura, di diciassette anni, che fece parte del cosidetto «processo dei giornalisti», si è trovato nel vagone cellulare che lo conduceva a scontare i suoi diciotto mesi di casa di correzione, con il Frezza. «La nostra prima tappa, mi disse questo minorenne, doveva essere Bologna. I miei compagni di viaggio erano quasi tutti condannati per reati comuni. Nelle celle del vagone mi parevano tante bestie. Parecchi di loro erano usciti dal reclusorio di Finalborgo ed erano sulla strada dei penitenziarii sparsi per l'Italia meridionale. Vicino alla mia cella era un certo Frezza, del quale non avevo mai sentito il nome—nome che ignorerei forse ancora, s'egli non mi si fosse rivelato per l'uccisore del povero Sonzogno. Quantunque separato, sentivo un bisogno prepotente di scappare lontano da questo ributtante assassino. Ma ero legato come un salame e nessuno dei carabinieri mi avrebbe cambiato cella. Durante il viaggio non fece che parlare. Quanto più si andava innanzi, tanto più mi diventava interessante.

—Non credi ch'egli abbia voluto personeggiare il Frezza? Perchè avevo sentito dire o letto in qualche giornale che era morto.

—Può darsi anche questo, ma non credo. Per quale ragione mi avrebbe infinocchiato, se io non lo conoscevo e se fra qualche ora ci saremmo separati per non vederci più mai?

—Continua.

—A suo modo mi svolse il dramma, persistendo a ribadire il chiodo che il suo delitto era politico.

«Prima di arrivare a Pesaro, ove dovevamo fare tappa, perchè viaggiavamo tutti per «corrispondenza», il Frezza mi si era palesato per un individuo d'animo piuttosto mite. Le dirò un fatto il quale prova che è in lui un fondaccio morale. Dall'altra parte della sua cella era una ragazza condannata per i tumulti nei dintorni di Bologna. Io non potevo vederla. Era ciarliera e un po' licenziosa. Diceva parole poco convenienti alla età sua. Il Frezza le fece una predica. Pareva un padre che desse una lavata di capo alla propria figlia!

«Tra il vagone cellulare e la carcere di sosta, mi trovai accoppiato con questo sciagurato. È piuttosto alto che basso, è snello ed ha un non so che sulla grinta che pare della malizia diffusa sulla faccia di tutti i galeotti.