—Senza dubbio. Sarà qualche volta anche per paura. Ma è certo che questi misfatti, se non hanno, s'intende, la disapprovazione della maggioranza e dei cosidetti capi di società, costituiscono, più che un merito, una prodezza che dà dell'influenza in mezzo ai compagni.

«Ve ne posso dare la prova, rimanendo qui dove siamo. Voi sapete che in questo reclusorio, due anni sono, la moltitudine dei condannati era composta di napoletani e di siciliani. Per una ragione o per l'altra erano nati, tra loro, odii implacabili. Una popolazione aveva giurato di estinguere l'altra. Mancavano loro le armi. Ma c'era un fabbro. E questo fabbro calabrese, che li armò tutti di uno spuntone micidiale, entrò nella testa dei galeotti come un dio. Non c'era più che lui. Lo si venerava e coloro che potevano gli baciavano la mano con la quale aveva fabbricato gli strumenti da sventrarsi l'un l'altro.

—Avvenne poi lo scontro?

—Sono stati armati sette mesi, aspettando tutti i giorni un'occhiata, o un gesto, o una parola per rovesciarsi, napoletani contro siciliani. Ma i capi di società che avevano dato ordine di guardarsi bene dal provocare qualcuno della parte nemica, evitarono il disastro di un conflitto inaudito rimandandolo di settimana in settimana. Io ne rabbrividisco ancora.

«Il Natale del 96 dissipò ogni malinteso. I capi si rappattumarono, e i siciliani e i napoletani si abbracciarono per organizzare il fuori! fuori!

—So che c'è qui anche il Frezza, l'assassino di Raffaele Sonzogno, il direttore della Capitale di Roma.

—C'era. È partito, qualche giorno prima del vostro arrivo, per il bagno, credo, di Civitavecchia.

—Che tipo era?

—Un tipo ignorante. In ventisei o ventisette anni di galera, è rimasto l'imbecille del processo. La sua mania era di credersi un personaggio politico—un uomo che aveva «fatto il colpo» per ordine di Garibaldi.

«Mentre tutti noi, che disprezziamo il sicario, gli dicevamo che non era che un vile accoltellatore che ammazza per una somma qualunque. Qualche volta si sentiva umiliato e qualche volta scattava con una caterva di improperii!