In meno di dieci minuti io, colla rapidità delle battute, posso fargli sapere chi sono, che cosa ho fatto, quante volte sono stato condannato, se ho L'amante, se sono ammogliato, quando finirà la mia sentenza e in che modo uscirò senza finirla.
La conversazione termina sempre con una sfuriata di battute da una parte e dall'altra, come uno scambio di saluti.
Mi sono spiegato?
Di sera, verso l'ora della campana, le muraglie delle celle diventano i nostri pianoforti. I nostri pugni sprigionano fughe commosse, preludii che vanno nel sangue come tessuti di tenerezza, arie, duetti, finali che si diffondono nella grandiosità dell'ombra, come una fusione di poesia e di musica.
__Note autobiografiche del deputato Luigi De Andreis.¹__
¹ Il deputato De Andreis non poteva farmi piacere maggiore di autorizzarmi a pubblicare le sue note, messe assieme al Cellulare per il tenente Giglio, suo avvocato militare. Non è che l'uomo forte che sappia fotografarsi per il pubblico. In un centinaio di righe egli ci ha dato, direi quasi, il romanzo del ragazzo povero. Senza enfasi e senza una frase che trascini alla commozione, egli ti fa piangere. Ti mette in una stamberga dove è tutta una famiglia che muore di fame. Con un periodo ti rivela la disuguaglianza tragica tra i bimbi dei ricchi e i bimbi dei poveri. Da una parte figli che nascono nella batista, che si sviluppano suggendo al seno di nutrici superbe, che crescono circondati dalle cure delle bambinaie, tra una carezza e l'altra delle mamme, in ambienti principeschi. Dall'altra figli che sbucano dall'utero materno e cadono in una bracciata di stracci. Le madri straziate dalla miseria non possono dar loro il capezzolo che negli intervalli della vita ladra. Svezzati, non c'è più per loro che il rifiuto di qualche buona donna, o la scodella odiosa dell'asilo. La società è loro matrigna. Li punisce non appena, nati. Li condanna alle astinenze, alle privazioni, agli orrori della carità cittadina o pubblica.
De Andreis dalla società monarchica non ebbe che calci. Essa nun gli ha dato nulla. Lo ha trattato come e peggio di un mendicante. È alla sua tenacia ch'egli deve la sua liberazione. È a sè stesso ch'egli deve l'uscita dai rigagnoli dell'esistenza plebea. È con uno sforzo supremo che il pitocco è salito all'altezza del laureato, alla sommità del legislatore, alla grandiosità del popolarizzatore di scienze.
Egli è autore di due manualetti pratici, pubblicati dalla Società
Editrice Sonzogno: Manualetto di Elettricità e I raggi X.
Di lui mi ricorderò tutte le volte che sarò sulla piattaforma a
convincere i cittadini che i figli devono essere del Comune.
Sono nato il 29 dicembre 1857.