Mancato presto il padre, Giuseppe, rimase la sola madre, Gadda Teodolinda, senza alcun mezzo, con sette figli, di cui il maggiore aveva poco più di 14 anni. Anche i più grandicelli non avevano nessun mestiere; perchè poco prima della mia nascita, la mia famiglia era venuta a Milano da Solbiate Olona, dove mio padre era agente di campagna.
Non so come non siamo morti tutti di fame! Tutti i miei fratelli buoni a qualche cosa furono messi a lavoro, senza scuola od altro insegnamento.
Io e mio fratello Benedetto, nato nel 1855, eravamo troppo piccoli per poter essere messi a bottega.
Appena in età (credo a quattro o cinque anni) fui accettato all'Asilo Infantile posto sul corso Garibaldi (ora Laura Mantegazza, dal nome della fondatrice, madre del senatore Paolo Mantegazza); avevo almeno la minestra a mezzogiorno, e una vesticciuola; alle scarpe spesso dovevano pensare i benefattori straordinari; molte volte, dopo la minestra del mezzogiorno, non c'era più nulla fino al mezzogiorno dell'indomani, tranne qualche pezzo di pagnotta che mi veniva dato dai vicini, un po' meno poveri di noi.
Finiti gli anni dell'Asilo infantile, fui ammesso al Conservatorio della Puerizia, dove pure avevo la minestra e la blouse. Un vecchio dottore dell'Ospedale Maggiore, il dott. Adamoli, mi conobbe come dottore dei poveri; ebbe pietà della mia miseria e fu meravigliato del mio amore allo studio; perciò la famiglia ebbe da lui qualche soccorso. Dovevo restare al Conservatorio tre anni, ma vi rimasi, per grazia, un quarto, per usufruire del nutrimento. Ne uscii nel 1868.
Il fratello maggiore, Giovanni, era morto nel 1866, a Custoza, caporale nel 65.° regg. fanteria; mia sorella s'era maritata, ed era la maggiore; e quindi continuavano le strettezze.
All'uscire dal Conservatorio, avrei dovuto mettermi a lavorare; ma alcuni benefattori, cui la direttrice vantava il mio amore allo studio, si occuparono di pagare i libri e le spese di cancelleria, perchè proseguissi gli studi nelle scuole elementari; così feci la terza e quarta elementare (ora quarta e quinta) dal 68 al 70. Guadagnavo qualche soldo facendo i cómpiti a qualche compagno, e vendendo giornali, specialmente nelle vacanze.
Nel 71, benchè fossi sempre il primo della classe, eravamo ancora al bivio.—Mio fratello Benedetto, due anni maggiore di me, faceva allora il 2.° corso tecnico provveduto da un benefattore; lo stesso benefattore provvide alle spese mie; e così mi iscrissi alla Scuola tecnica, che seguii, sempre primo, dal 1870 al 1873. Il mio nome è ancora ricordato alla Scuola tecnica di via Bassano Porrone dai vecchi professori.
Intanto però aumentavano le esigenze della vita, poichè il benefattore, tranne qualche soccorso irregolare, non pensava che alla scuola. Perciò, durante il secondo anno di scuola tecnica, cominciai a far da ripetitore a giovanetti delle scuole elementari, nelle ore serali; e durante il terzo anno (e gli anni dell'Istituto Tecnico che vennero dopo) guadagnai da vivere dando ripetizioni e lezioni, specialmente di matematica e scienze affini, a studenti delle scuole tecniche.
Finita la Scuola tecnica, ero destinato ad entrare in uno studio commerciale, come mio fratello Benedetto, ma il mio successo negli studii e le insistenze e le preghiere del direttore della Scuola tecnica, signor Vigo Pellizzari, indussero il benefattore a continuare le spese, e mi iscrissi all'Istituto Tecnico di Santa Marta (ora Carlo Cattaneo), sezione Fisico-Matematica. Non pagavo nessuna tassa, perchè raggiungevo sempre il primo posto; e le ripetizioni, benchè mi costassero enorme fatica, dovendo tutto il giorno attendere alla scuola, cominciavano a fruttarmi qualche cosa di più. Specialmente nelle vacanze, quando accorrevano a me molti bocciati, per essere preparati agli esami di ottobre.