[49]. È notevole questa frase spesso ripetuta, perché fa capire come solevano essere formate le consorterie.
[50]. Statuta Florentiae, II, 66.
[51]. Archivio di Stato, Statuti 9, II, 30. La medesima disposizione trovasi nello Statuto del 1324 (II, 87), ed era già in quello di Pistoia del 1296 (II, 6), il quale l'aveva copiata da un altro Statuto fiorentino piú antico.
[52]. Vedi il cap. V di quest'opera.
[53]. La mezzeria, è ben vero, si estende in tutta la Toscana, nel Lucchese, in gran parte della Romagna. Ma i patti e la forma dei contratti piú favorevoli al contadino, si trovano presso Firenze e nel Pistoiese. Esempi di contratti a mezzeria, piú o meno informe, ne abbiamo già verso la fine del secolo XII. Il Ruhmor ne pubblicò due del 1250 e 1251, nel territorio fiorentino (V. anche Capei negli Atti dei Georgofili, vol. XIV, pag. 228); altri poco posteriori ne ha trovati a Cortona il notaro L. Ticciati, che li pubblicò nell'Arch. Stor. It., serie V, tomo X, disp. 4, anno 1892. Si può tuttavia ritenere che solo ai primi del sec. XIV la mezzeria vera e propria divenne il contratto generalmente in uso. Un contratto, stipulato l'anno 1331 nel contado senese, fu dal prof. C. Paoli comunicato al barone S. Sennino, che lo pubblicò a Firenze nel 1875, in un suo lavoro Sulla Mezzeria in Toscana. Il marchese L. Ridolfi nel giornale L'Agricoltura Italiana, anno XIX (1893), fase. 274-5, suppone, giustamente a nostro avviso, che la difficoltà di trovare antichi contratti di mezzerie nel territorio fiorentino, nasca dall'uso ivi prevalente, di ricorrere assai di rado al pubblico notaio, scambiandosi le parti il testo del contratto, scritto da ciascuna di esse.
[54]. Statuta Florentiae, II, 18.
[55]. Ibidem, II. 21.
[56]. Ibidem, II, 23. Vedi, a questo proposito, Salvetti, Antiquitates florentinae.
[57]. Nuova Antologia: Firenze, luglio, 1869.
[58]. G. Villani, Cronica, XI, 96.