[59]. P. E. Giudici, Storia dei Comuni italiani, lib. VI, paragr. 53 e 54: Firenze, Le Monnier, 1866. — Vannucci, I primi tempi della libertà fiorentina, cap. 4, pag. 168 e seg.: Firenze, Le Monnier, 1861. — Napier's, Florentine History, 600 k I, chap. 13, pag. 342: London, 1846. — T. A. Trollope, A history of the Commonwealth of Florence, book II, chap. 3, pag. 212: London, 1865. Bisogna notare che il Trollope, non rimuovendo tutte le difficoltà, riuscí pure a difendersi da varie inesattezze in questo punto, limitandosi a tradurre alcuni brani degli Ordinamenti stessi, senza però interpretarli in tutti quei punti nei quali presentavano maggiori difficoltà. — Il sig. Perrens, venuto piú tardi, dopo la pubblicazione di questo scritto, ne ha generalmente accolto le conclusioni, confermandole con nuove ricerche.
[60]. Vedi vol. I, cap. V e VI di quest'opera.
[61]. Non credo possibile che veramente non vi fossero allora gabelle di sorta. Dal 1336 al 38, il Villani stesso, lib. XI, cap. 92, ne enumera moltissime, ed alcune erano di certo assai piú antiche. Forse voleva dire: con poche e lievi gabelle.
[62]. Per non mettere gravezza. Ogni volta che si aggravavano i beni dei cittadini, se ne faceva l'estimo, si allibbravano, e siccome l'imposta si pagava in lire o libbre, cosí il far libbra, allibbrare indicò qualche volta tanto il notare e valutare i beni, quanto il porre l'imposta.
[63]. G. Villani, VIII, 2.
[64]. Vedi il precedente capitolo.
[65]. Dino Compagni, lib. II, pag. 201, ediz. Del Lungo. Cito ora questa edizione assai piú corretta delle altre, sebbene pubblicata (1879), dieci anni dopo che fu stampato, la prima volta, questo capitolo.
[66]. Vedi nelle Delizie degli Eruditi toscani del padre Ildefonso, il documento in fine del volume VIII. È una petizione d'alcuni abitanti di Castelnuovo, che erano stati dai Pazzi e da altri assaliti, armata manu, cum militibus et peditibus, i quali arsero le case loro, uccidendo alcuni, costringendo altri a firmare un contratto, sotto il falso pretesto d'una lite, che non esisteva: et scribi faciendo litem contra eos esse super renovationem servitiorum.
[67]. G. Villani, VII, 16.
[68]. Vedi lo Statuto della Parte Guelfa, cap. 39. Trovasi nel vol. I (1857) del Giornale storico degli Archivi toscani, che si pubblicò per alcuni anni unito all'Arch. stor. It. Questo statuto, che è del 1335, e fu pubblicato dal Bonaini, è il primo che si conosca della Parte, ma non sembra il primo che fu compilato. Nello stesso Giornale, vol. III (1859), il Bonaini cominciò un lavoro, Della parte guelfa in Firenze, che fu continuato in vari fascicoli, senza però essere condotto a termine. Vedi anche G. Villani, VII, 17, dove parla della prima istituzione della Parte. Lo stato preciso in cui essa era nel 1293 non è perfettamente noto; si può tuttavia dedurlo da ciò che era stato poco prima, e da ciò che fu poco dopo.