[228]. Vedi la lettera dei Fiorentini, 17 giugno 1311, in Gregorovius, 3ª ediz. vol. VI pag. 39, nota 2.
[229]. Bonaini, Acta Enrici VII, II, LV, LXXXVI: Firenze, Cellini, 1877.
[230]. Bonaini, ibid. II, XCVIII, XCIX.
[231]. Pubblicata nelle Delizie degli Eruditi Toscani, e piú compiutamente dal prof. Del Lungo, Dell'Esilio di Dante, ecc., pag. 107 e seg.
[232]. Villani, IX, 21, 24, 26, 29.
[233]. Ita quod ipsi Fiorentini possint uti, pro eorum faciendis negotiis et mercutionibus, regno vestro, non obstantibus novitatibus antedictis. La lettera è del 1311, senza data di mese, accenna però al recente arrivo d'Arrigo a Genova. Vedila in Desjardins, Négociations diplomatiques de la France avec la Toscane. Vol. I, pag. 12 e seg.
[234]. Il Vescovo di Botrintò narra la singolarissima storia delle loro peripezie nel suo libro, De Henrici VII imperatoris itinere italico, in Muratori, R. I., recentemente ripubblicato dal dottor Heyck in Innsbruck, 1888.
[235]. Villani, IX, 26-29. Del Lungo, pag. 632.
[236]. Villani, IX, 33. Il premiare i Pazzi col nominarli cavalieri, dimostra che questo titolo già cominciava a perdere il valore che aveva avuto alla fine del secolo XIII, quando, come segno di nobiltà, contribuiva a fare escludere dal governo. Piú tardi questo valore lo perdette del tutto.
[237]. Perrens, vol. 3, pag. 145.