DOCUMENTO XX.[918] (Pag. [430])

Lettera dei Dieci al Commissario di Borgo a S. Sepolcro.

Petro Ardinghello Commissar. Burgi. Die xiiij maij 1503. — Noi haviamo questo dì ricevute tre tua, l'una di hieri et l'altre d'avanti hieri; et commendiamoti della diligentia che usi et hai usata in intendere et advisarci. Et perchè tu desideri sapere prima quello che delle genti venute ad Perugia noi ne intendiamo, et dipoi quanto noi confidiamo nella natura et fortuna di quello Duca, ti rispondiamo, che da Roma di coteste genti nè dell'altre non se ne è mai inteso nulla; et se ci havessimo ad rapportare ad quelle lettere, ad Perugia non sarebbe un cavallo; nè ce ne maravigliamo come fai tu, perchè le vengono di verso Roma et non da Roma, sendo sute alloggiate 30 o 40 miglia discosto; et movendosi ad nutum Principis, et ad hora che lo Oratore nostro non ne può havere notitia, non ce ne ha possuto advisare. Pertanto conviene rapportarcene ad te, del quale crediamo li advisi essere fedeli ed ben fondati; nè possiamo di coteste cose fare altro iuditio che si possa chi è costì, nè dartene altro adviso.

Et se noi habbiamo da pensare alla natura et fortuna di quello Signore, non crediamo che la meriti disputa, perchè tucti gli andamenti et cenni suoi meritono di essere considerati et advertiti da chi è discosto, non che da noi ad chi lui è addosso. Nè manchiamo di pensare che quelle genti conviene sieno venute là, o per venire alle stantie, o per assicurarsi di quella città, o per assaltarci per divertire el guasto, o per darci tali sospecti che noi o non diamo el guasto a' Pisani, per paura di essere divertiti, o, dandosi, non si dia gagliardamente, come si farebbe quando fussimo liberi da ogni sospecto. Le prime dua cagioni ci dànno piccola brigha, la terza pensiamo che el Duca ne habbi voglia grande et che la desideri, quando e' non habbi ad havere altro rispecto che 'l nostro. Et perchè noi non veggiamo però che sieno cessati tucti e' rispecti, ne stiamo alquanto sollevati con lo animo, perchè nè lui nè el Papa sono sì pochi obbligati ad el Re, nè el Re ha tanti impedimenti, che loro non li debbino havere, non vogliamo dire reverentia, ma respecti grandi, o che lui facciendo loro qualche temerità non li possa correggere. Et benchè noi conosciamo quello Duca volonteroso, giovane et pieno di confidentia; tamen non lo giudichiamo al tucto temerario, et che sia per entrare in una impresa che facci alla fine ruinarlo, come delli altri che infino ad qui vi sono entrati. Noi siamo però obstinati in questa opinione, anzi crediamo che facilmente ci potremo ingannare, et per questo si pensa ad non lasciare cotesto paese al tucto abbandonato di forze. Diciamoti bene questo, che se si ha da dubitare di assalto manifesto ad 12 soldi per lira, e' se ne ha da dubitare ad 18 soldi di furto, et acciò che lui sotto qualche colore potessi nascondersi, come sarebbe di fare rebellare una di coteste terre, et possere excusarsene. Et perchè ad questo si ha ad pensare più noi, più te lo haviamo sempre ricordato, et di nuovo te lo ricordiamo, che ti guardi dagl'inganni, et di non essere giunto incauto in modo, o che di nocte non ti truovi e' nemici in corpo, o di dì non sia ad tempo ad serrare le porte.

Nè possiamo dirti altro in questa materia, nè dartene altri advisi, perchè quanto ti si discorre et scrivetisi, ti si dice in su li advisi tuoi; et quando quelle genti vi fussino venute per quella quarta cagione di farci risolvere la presa o ire freddamente, siamo disposti che ci facci male la forza et non la opinione. Nè voliamo desistere, nè allentare un punto da lo incepto nostro; perchè ci conforta ad questo el malo essere dei Pisani, el desiderio di toccarne fondo, la causa iusta et li conforti della Maestà del Re, el quale non vorrà che le cose cominciate sotto gli auspitii suoi habbino altro fine che honorevole....

DOCUMENTO XXI.[919] (Pag. [431])

Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa.

Commissariis in Castris. Die 27 maij 1503. — Questo giorno occorre fare risposta alla vostra di hiarsera, data ad 2 1⁄2 di notte, per la quale restiamo advisati della cagione perchè hieri non passasti Arno, et come hoggi disegnavate ad ogni modo passarlo, et noi crediamo lo habbiate facto. Et quanto a' fanti da pagarsi di nuovo, vi si mandorno hieri e' danari, et con lo adviso come havessi ad soldare et pagarli, et così come e' danari dovettono arrivare hiarsera di buona hora, così questa sera debbono essere arrivati Lazzero di Scaramuccia et il Guicciardino, perchè così ci promissono. Et perchè voi ci dite circha el capo da darsi ad quelli cento fanti da farsi costì, non vi parere ad proposito Bernardo di messere Criacho, rispecto alla emulatione, ci conformiamo facilmente nell'opinione vostra; et se per la nostra vi se ne scripse, fu più per ricordo che perchè ne fussimo al tucto resoluti; et però ve ne governerete come vi parrà, et noi tucto approvreremo.

El discorso che voi ci fate del passare in val di Serchio, et la prontepza dello animo vostro, non ci potrebbe più satisfare, il che tanto più vi si adcrescerà, quanto voi vi vedrete provisti di quella forza più per li fanti 200 nuovamente ordinati. Nè vi potremo più confortare ad procedere animosamente et tirare la 'mpresa avanti; perchè veggiamo el tempo fuggirsi fra le mani, et essere in preiuditio nostro et in favore de' nemici, e' quali si vede che non pensono ad altro, se non come e' possessino temporeggiarci. Voliamo nondimancho ricordarvi più per el debito dello ofitio nostro, che per credere che bisogni farlo, che noi equalmente desideriamo et stimiamo la salute di cotesto exercito quanto il danno dell'inimici, et però vi confortiamo ad adoperare in questa parte animo, et in quella prudentia, et ad pensare bene ogni accidente che potessi nascere, non perchè vi facci stòrre dalla impresa, nè dal procedere avanti; ma per farvi entrare ne' periculi con maggiore securtà et più cautamente. Le cose che noi vi havemo ad ricordare in questa parte sarebbono molte; ma non ci pare da dirle per giudicarlo superfluo, sapiendo voi el paese come egli è facto, le fiumare come le stanno, quello possete temere da Pisa per la disperatione loro, quello da Lucha per la invidia et odio naturale di ogni nostro bene. Et havendo innanzi ad gli ochi tucte queste cose, potrete facilmente pensare ad li rimedii, e' quali noi giudichiamo facili, stando voi ordinati sempre, et ciascuno sotto le bandiere sua, non permettendo ad alchuno che esca dell'ordine, o per cupidità di preda, o per altra insolentia che suole disordinare e' campi, et fare spesso ruine grandissime: di che stiamo di buona voglia per conoscere e' capi, et sapere che tenete bene el segno nostro, et vi fate obbidire.

Noi, perchè la desperatione de' Pisani non ci offenda, haviamo provedute quelle tante forze havete con voi; ma perchè l'odio de' Luchesi non vi nuoca oltre alle forze vi trovate, come più dì fa vi si dètte notitia, si mandò Andrea Adimari in montagna di Pistoia, Lº. Spinelli in Val di Nievole, et prima si era mandato Girolamo de' Pilli in Lunigiana, con ordine tenessi parati tucti gli huomini delle loro provincie et in su quella frontiera di Lucha, per assaltare e' Luchesi da quella banda, quando e' movessino contro a di voi in su la factione del Val di Serchio. Commissesi loro s'intendessino con voi, et colli cenni, ordini et consigli vostri si governassino. Non si sono dipoi altrimenti sollecitati, per volerli lasciare disporre ad voi, e' quali scriverrete quanto sia necessario, componendovi con quelli del modo, acciò che altri stia a' termini, et che disordine non segua sanza bisogno.