Et perchè voi ci dite, che non potendo condurre con voi in una volta tante vectovaglie in Val di Serchio, che voi potessi fare quella factione, et che, bisognandovi ritornare per esse, è bene pensare di farne una canova o ad Bientina o ad Monte Carlo, vi si risponde che questa cura ha ad essere vostra, et di quello di voi che ha ad rimanere ad Cascina, dove è bene rimanghi tu, Pierfrancesco, ad ogni modo, perchè una volta havete la Comunità obbligata ad portare el pane, havete costì la farina, havete e' ministri che ne hanno carico, a' quali potrete ordinare dove le habbino ad volgere et ad farne canova, per rinfrescarne lo exercito, anchora che ad noi paressi che fussi più ad proposito fare capo con quelle a Bientina che ad Monte Carlo, per potervi servire del lago, et condurvele co' navicelli incontro.
Noi crediamo che vi sia venuto in consideratione in questa passata d'Arno, ch'e' Pisani non possono havere altro expediente ad molestarvi, che assaltare Cascina o qualchuno di cotesti luoghi nostri; et siamo certi, havendovi pensato, vi harete anchora proveduto. Et noi, stimando questa cosa, disegnavamo mandare ad Cascina gli huomini d'arme di Luca Savello, e' quali questa sera in parte debbono essere comparsi ad Poggibonzi. Ma non volendo noi etiam abbandonare in tucto le cose di sopra, per esservi pure qualche cavallo del Duca, c'è parso fermarle ad Poggibonzi, per potercene servire ad un tracto, et ad Cascina et di sopra. Haviamovi voluto scrivere la verità, et voi darete nome che decte genti habbino ad venire subito costì ad Cascina, per tenere e' nemici addreto, et valervi di questa reputatione....
DOCUMENTO XXII.[920] (Pag. [431])
Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa.
Commissariis in Castris. Die 14 iunii 1503. — La vostra lettera data questa nocte ad 7 hore, ci dètte et piacere et speranza grande di quello che è poi seguìto, come per l'altra vostra data ad 9 intendiamo, cioè Vico et la forteza essere venuta nelle mani nostre, la quale nuova è stata da tucta questa Città ricevuta con allegreza grande, et ciascuno insieme con epso noi ne ringratia sommamente lo Omnipotente Iddio, et ne exalta et lauda con infinita laude la virtù del signore balì et del signore messer Hercole, et di cotesti altri signori et conductieri nostri, et ne commenda la vostra diligentia et amore verso la patria sua. Et ciascuno crede che questo principio buono et felice ci habbia ad partorire presto fructo più desiderato da noi, et di che ne habbi ad seguire maggiore honore et utile ad cotesto nostro exercito. Et perchè noi conosciamo quanta sia la prudentia di cotesti capitani, et così quale sia la diligentia vostra, et come voi conosciate che la fortuna buona si fa optima collo andare avanti et usare bene l'occasione, nè lasciare freddare la caldeza del vincitore, nè respirare ad chi perde, pensiamo che subito voi harete di già pensato di andare avanti et levarvi dinanzi alli occhi la Verrucola, la quale ci è stata sempre una continua molestia et uno impedimento ad cotesti nostri luoghi all'intorno, et adiuto non piccolo alli inimici. Et tanto più crediamo vi sarete vòlti ad expugnarla, et noi tanto più desideriamo lo facciate, quanto per altri tempi et da chi è capo di coteste genti è stata giudicata tale impresa non molto difficile. Desideriamo adunque che voi la facciate subito et sanza perdere una hora di tempo, perchè non perderemo tempo anchora noi in dare la pagha ad cotesti soldati nel tempo debito. Et quando pure in questa impresa voi vedessi qualche difficultà, la quale non crediamo, ce ne darete subito risposta, significandoci lo animo vostro et opinione di cotesti signori capitani, perchè, come vi si è detto, el desiderio et voglia nostra è che non si perda una hora di tempo; et ci adviserete quando tale impresa non paressi da farsi, quello vi occorra, et così quello che fussi da fare poi, faccendo la 'mpresa della Verrucola, et havendola expugnata. Vale.
DOCUMENTO XXIII.[921] (Pag. [436])
Lettera in cui Beltrando Costabili, ambasciatore ferrarese in Roma, al Duca di Ferrara, narra la morte di Troccio. — 11 giugno 1503.
Mercuri de nocte passata fu tagliato la testa a Iacobo de Sancta Croce, et la mattina seguente se ritrovò el corpo cum la testa tagliata in Ponte, et lì stette tutto el dì; poi alla sera accompagnato da multi homini et done romane, fu portato a la casa sua, et poi sepulto.
La zobia de matina[922] fu menato Trochia; et secondo intendo, essendo giunto in Ostia la notte, li andò don Michele (capo delle navi pontificie),[923] il quale lo fesce descendere da nave in terra, et dètte voce che 'l se fusse gitato in mare. Poi lo condusse qui, et venendo in Transtevere, intrò nel barco apresso una torre rotunda de le mura, fece fare Papa Nicola, et lì lasciò dicto Trochia guardato da alcuni alabarderi, et lui andò a la Santità del Papa et a la Excelentia del signor Duca; et poi ritornò, dopo spacio de due hore, et fece partire tutti quelli lo haveva lasciato a la guardia de Trochia, restando lui cum due altri soli. Et secondo intendo, el Duca poi li andò, et parlò cum Trochia per un poco; poi, mettendosse Sua Excelentia in loco dove la poteva vedere et non essere vista, Trochia fu strangolato per mano di don Michele. La matina seguente fu dipensata tutta la roba sua, la quale insino a quella hora non era stata mossa, ma solo inventariata, et la famiglia fu licentiata. Et secondo intendo, la Santità de Nostro Signore, havendo longamente parlato de esso Trochia in camera, affirmò che lo era morto, se ben la monstrò che 'l se fusse gitato in mare ad Ostia ed annegato, et poi che 'l corpo fusse stato trovato et portato qui. Et dopoi intendo, che Sua Santità ha pur dicto al cardinal Sancto Severino la cosa come la sta, dicendoli che 'l Duca lo ha facto amaciare a quella torre che è nel barcho, et che Sua Santità non se ne è impaciata.
De li beneficii de dicto Trochia intendo chel migliore ha havuto el cardinale de Trani, uno altro ne ha havuto el cardinale de Euna, et uno altro è in Viterbio ha havuto el cardinale Farnese.