Del fallo suo, altro non se intende se non che Nostro Signore ha havuto a dire più volte, che 'l se ne era fugito perchè el voleva essere cardinale. Dopoi intendo che, havendo veduto Trochia la lista de li cardinali se haveano a creare, el se dolse cum la Santità del Papa, per non li essere lui descripto. Et dicendo Sua Beatitudine che 'l signore Duca havea facto la scripta, intendo che 'l se dolsse poi anche più cum Sua Santità del signore Duca; et che la Santità Sua li dixe che l'hera uno pacio a dire cussì, et che se 'l signore Duca intendesse quello che 'l diceva, lo farìa morire: et per le parole de Sua Beatitudine pare che, impaurito, la matina el se ne fugisse. El che tutto per mio debito significo a Vostra Illustrissima Signoria; et a la sua bona gratia de continuo me ricomando

De V. Ill.ma S.

Rome, xj iunii 1503.

Servo Beltrando De Costabili.

DOCUMENTO XXIV. (Pag. [449])

Lettera dei Dieci al Commissario in Castrocaro. 5 ottobre 1503.[924]

Amerigo Antinori, Capitaneo et Commissario Castricarii. Die quinta octobris. — Questa mattina si è ricevuto la tua di hieri, et con piacere habbiamo inteso la venuta costì del signor Antonio degli Ordelaffi, che veramente la liberalità sua dello essersi rimesso nelle mani nostre et lo honore che gli ha facto ad questa Repubblica ci ha in modo satisfacto, che quando e' non ci havessi ad muovere altro rispecto ad piacerli, ci ha ad muovere questo. Et perchè e' si hanno in questa materia ad praticare più cose, che hanno necessario della presentia sua qui, e conviene, ad volerne deliberare bene, parlarli ad boca, voliamo gli facci intendere per parte nostra, che, quanto prima e' può, ne venga alla volta nostra. Et t'ingegnerai che parta subito, perchè lo attendiamo acciò non si habbi ad perdere tempo, quando o la occasione o altra cosa si mostrassi favorevole ad li disegni di Sua Signoria et nostri; et ce li offerirai.

Post Scripta. — L'allegata ti si scrive, acciò la possa leggiere et comunicare al signor Giovannantonio, et appresso fare opera come in quella si contiene, che detto Signore ne venga qui; et perchè noi pensiamo che lui habbi bisognio di qualche danaio per potersi levare, voliamo che, ricercandotene lui o bisognandogli, lo serva al più di 25 ducati d'oro, et noi ci obblighiamo ad rimborsartene al primo tuo adviso. Et in summa lo ofitio tuo debbe essere circa al decto Signore, di fare con ogni dextreza che subito ne vengha ad questa volta. Ulterius, noi pensiamo che questa venuta costà di decto signor Antonio habbi dall'un canto dato buona speranza ad quelli di Furlì, che desideravono e' ritornassi per le mani nostre, et fàccilli stare sollevati; et è ragionevole che ti mandino ad fare intendere qualche cosa di loro animo. Dall'altra parte crediamo che 'l maiordomo et altri huomini, ofitiali et partigiani del Duca Valentino, e' quali per ordine nostro da Giovambaptista Ridolfi sono stati intractenuti infino ad qui et favoriti, insospectischino al presente di noi, et dubitino che noi non voliamo perturbare lo Stato di Furlì, et disfavorire el loro Signore con questo signore Antonio, et che quello che noi vedevamo di non potere fare con Madonna[925] et li figliuoli, per le conditioni loro, noi lo vogliamo fare con cotestui. Et essendo certi che le cose di quella terra saranno in tali dispareri, et non ci venendo per ancora ad proposito farci inimici di alcuna delle parti, voliamo, in quanto fare si può, che le s'intractenghino tutte addua, in questo modo: che ad li huomini ed ministri del Duca facci intendere, quando gli vedessi ne' sospecti predecti, che decto signor Antonio si è facto venire di qua solum ad benefitio del Duca loro, per levare ad li Vinitiani questa via di perturbare quella città di Forli, et per chiudere loro quella porta che solo pareva fussi loro aperta; et con questa iustificatione li intracterrai. Et per adverso, a' Furlivesi che favorissino el signore Antonio predecto, et che ti facessino intendere alcuna pratica, mostrerai come noi lo haviamo facto venire qui in Firenze per pratichare, ordinare et disporre seco quanto sia da fare, et che non si mancherà di cosa alcuna. Et così da ogni parte verrai bilanciando la cosa, acciò noi ci guadagnamo tempo, el quale stimiamo assai in questo maneggio; ma bisogna haverci buona prudentia et dextreza, et governarlo secretamente et in modo colorirlo, che nessuna delle parti si advegha di essere o adgirata o tenuta in pratica. Et sappiamo che non ci mancherai dentro, et sopr'ad tucto ci scriverrai spesso quanto harai o inteso o operato in questa materia.

Ricorderenti solo questo, che di tucte quelle cose che aspectono tempo, te ne rimetta ad scrivercene et pigliarne ordine et parere da noi.

DOCUMENTO XXV. (Pag. 456)