Due lettere del Buonaccorsi al Machiavelli in Roma. 15 e 17 novembre 1503.

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Niccolò. Elli è comparsa questa mattina la resposta vostra alla nostra delli 8, spacciata ad posta per le cose di Romagna, dove voi discorrete coteste cose lungamente, et maxime di quello si possa sperare costà, che in facto saranno provisioni a fare poco fructo. Et qui si è facto tutto il possibile, et pare a ogniuno che qui la Città, oltre allo interesse suo, habbi ancora operato in beneficio di cotesta Santa Sede, tanto da haverne qualche grado. Et presto si vedrà che Vinitiani non fanno questo per odio del Duca, ma per loro sfrenata cupidità et ambitione, etc.

Io non voglio mancare di farvi intendere in privato anchora, benchè per la nostra di hieri[927] lo harete possuto vedere, che «qui è tanto in odio cotesto nome solo del Duca, che ogni volta che gli è ricordato in una lettera, non pare che vi possi essere cosa più accetta.[928] Et vogliovi dare questo segnio di questa cosa: che, proponendosi ieri per via di parere ne li Ottanta et buon numero di cittadini, se si haveva ad dare il salvacondotto o non, quelli che non volevano furono circa novanta, et quelli del sì circa venti. Et qui» è ferma oppinione che «il Papa voglia levarselo presto dinanzi, et ad questo fine dica di mandarlo in Romagnia, et non per altro; et voi ne lo universale ne siate uccellato,» scrivendo «di lui gagliardo. Nè è chi manchi di credere che voi ancora vogliate cercare di qualche mancia, che non è per riuscirvi,» perchè qui non bisogna «ragionarne,» ma sì bene di qualche cosa che «gli avessi ad nuocere.»[929] Hovi voluto fare intendere questo ad vostra informatione.

Il vostro figliuolo et la Marietta sta bene, et così tutti li altri vostri, et qua vi desiderano. Pregovi che, venendovi alle mani una plasma, ma vorrei fussi piccola, la togliate ad mia instantia, et io rimborserò chi ordinerete. Io non vi scrivo questo, perchè creda ne habbiate ad usare una minima diligentia; ma perchè io non sono chiaro anchora ad facto di voi, et sono un pazo.

Florentiæ, die 15 novembris 1503.

Noi operreno che quello tallo[930] sia di qualità da haverne honore, non dubitate; ma pare uno corbachino, si è nero.

N[icolao] Maclavello, Secretario

flo[renti]no, Romae, suo honorando.

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