Per parte de' Magnifici et Excelsi Signori Priori di Libertà et Gonfalonieri di Iustitia del Popolo Fiorentino, si fa bandire et pubblicamente notificare, come egli è stato ad loro Excelse Signorie conceduta amplissima autorità et facultà dal Popolo et Consiglio Maggiore della città di Firenze, di potere concedere venia per arbitrio loro ad ciascuno di qualunque grado, stato o conditione si sia, el quale al presente habiti nella città di Pisa, et restituirli e' suoi beni, et adsolverlo da qualunque delitto, maleficio o oxcesso, per alcun tempo infino ad questo dì havessi commesso.
DOCUMENTO XXX. (Pag. [471])
Lettera dei Dieci al Commissario T. Tosinghi. 3 ottobre 1504.[941]
Tomaso Tosinghi, Commissario in Castris adversus Pisanos. 3 octobris 1504. — Per questa tua di hieri mattina, data ad levata di sole, siamo advisati di molti particulari del fosso facto, et dello ad farsi, et della pescaia, et così di tucta l'opera: commendiamoti del ragguaglio. Restaci hora solo un desiderio d'intendere quello habbi facto tanta acqua che voi ci scrivete havere preso et continuamente pigliare el fosso facto; perchè vorremo intendere bene dove l'approda, et quello che la fa, et quanto s'allargha, et che volta piglia, et se la è ancora condocta allo stagno. Intendiamo appresso con piacere grande che del secondo fosso sia fornito per tucta la sua lungheza, una largheza di 10 braccia, et come per tucto dì di hieri non vi doveva restare altro che 80 braccia di sboccatura, la quale voi disegnate largha 55 braccia; et benchè voi ci scriviate che con ogni studio et diligentia voi adtendiate ad decta sboccatura, nondimeno vi ricordereno quello ci occorre. Noi intendiamo quello che voi dite della difficultà che ha cotesta sboccatura ad cavarsi, rispetto alla strada et alla grotta dove è el terreno più fermo et più forte che in tucta la coda del fosso; intendiamo come fra sei dì credete haverla fornita, secondo el parlare di cotesti capi maestri, et come e' se ne potrebbono ingannare, etc.; et examinato con quante difficultà vi si conducono gli huomini, et con quanta, condocti vi sono, voi ve gli mantenete, stiamo con dispiacere in qualche parte di questa cosa; perchè, scorciandosi el tempo,[942] giudichiamo che bisognerà levare mano subito, veggiendo maxime la voglia di coteste genti d'arme, et quando el tempo non si scorciassi, la pagha delle fanterie ci è addosso. Pertanto noi vorremo che si attendessi con quella più diligentia è possibile alle sboccature, et però ci parrebbe che voi deputassi al lavorare in su la sboccatura del fosso secondo, et in su el fare più largha quella del primo, tucte quelle opere che vi si possono maneggiare; et se ve ne avanzassi, non levando mano dalla pescaia, nelle cose necessarie, ci parrebbe le mettessi a lavorare in allarghare più, secondo el primo disegno, la coda del secondo fosso; et potrete cominciarvi da capo, andando lavorando col benefitio del tempo et della fortuna, perchè si potrà ogni volta levar mano, et tucto quello che sarà facto, recherà utile all'opera, et quello che rimarrà ad farsi, non la disturberà.
Tale modo ci pare da tenere per le cagioni dette; et perchè voi ci ricordate vangatori et danari, vi diciamo che bisogna teniate ordine che non si fughino, perchè fare venire nuovi huomini da San Giovanni et Mugiello non sarebbeno a tempo, et tucti questi Vicarii credono che voi teniate quelli vi si sono mandati infino all'ultimo dell'opera, perchè altrimenti loro non li possono ogni dì mandare. Pertanto, se voi gli lasciate fuggire ad stiere, voi rimarrete in secho, et quanto a' danari, noi hiarsera l'altra si mandò ad Giuliano Lapi 200 ducati, et questa sera se ne manda dugento altri....
E' caporali di coteste genti sono stati qui, et in summa ci siamo resoluti con quelli, si stia costì tanto che la opera sia finita, servendo el tempo; habbiamo bene detto loro questo: che fra sei o otto dì crediamo che la harà hauto el suo debito. Et perchè Marcantonio Colonna ci fa intendere desiderare venire infino qui, siamo contenti gli dia licenza vengha la sua persona, con ordine di ritornare in costà subito. Vale.
DOCUMENTO XXXI. (Pag. [478])
Lettera dei Dieci a Giovan Paolo Baglioni. 9 dicembre 1504.[943]
Johanni Paulo de Balionibus. 9 decembris 1504. — Havendo noi inteso più volte da qualche giorno in qua, et da più luoghi da prestar loro fede, come Bartolomeo d'Alviano ingrossa in terra di Roma di gente, non vi habbiamo vòlto molto lo animo, giudicando che la non possessi essere cosa di molto momento, et non appartenente allo Stato nostro. Ma havendo inteso nuovamente el medesimo, et di più come e' Vitegli fanno el simile, et richiamano tucti li huomini d'arme, usi ad militare sotto e' padri loro, et rassettono insieme tucte le bandiere delle lor fanterie, et che sono uniti con decto Bartolomeo, et che gli hanno delli altri seguaci; ci è parso, anchora che per questo non ci sia cresciuto molta dubitatione, di darvi notitia di quanto per noi s'intende, non per altra cagione che per riscontrare con Vostra Magnificentia questi advisi, et di più intenderne l'opinione et el parere suo, et che iuditio ne facci; et se tali ristringimenti sono veri, ad che fine si faccino, et se altri che Vitelli et Alviano convengono con questi preparamenti, et qual fine sia el loro; perchè in su l'opinione di Vostra Magnificentia ci riposereno assai; la quale per essere più propinqua loro, et per molti altri respecti, ne harà potuto intendere el vero o coniecturarlo. Et ad questo effecto le mandiamo ad posta el presente nostro cavallaro, ad ciò habbi più occasione di responderci indreto.
Ulterius, ricercando questi tempi che si riveggha spesso le sua armi in viso, per satisfarsi nel riconoscerle, et per potersene servire, bisognando, desiderremo che quelli suoi huomini d'arme et cavalli leggieri che per loro commodità si ritruovono nel Perugino, ritornassino alle stanze loro, acciò che in sul dare questi nuovi danari o prima, li possiamo vedere in viso et rassegnarli. Nè altro, se non offerirci alla Signoria Vostra.