Antonio Giacomino, Commissario Generali. 16 augusti. — Per la tua Δ,[951] data hiarsera ad 6 hore, intendiamo come voi, per havere inteso per duplicate, Bartolomeo d'Alviano volere ire alla volta di Pisa, eri deliberati andarne questa mattina alle Caldanelle, per essere el passo dove lui è necessitato venirvi sotto, quando voglia ire ad Pisa per la Maremma. Intendiamo le genti dite che sono rimase ad Bartolomeo, et la opinione certa havete di metterlo ad mal cammino, quando vi vengha ad trovare. Noi habbiamo considerato et examinato bene questo scrivere vostro; et considerata la prudentia tua et della Signoria del Governatore, non ne habbiamo pelo che pensi e' vi possa incontrare per alcun conto alcuna cosa sinistra, perchè sappiamo harete pensato ad ogni cosa che potessi sforzarvi, et mettere in ruina coteste genti; et che harete considerato come, nonobstante che si dica che Gian Paulo sia ad Grosseto, e' potrebbe sanza la persona sua havere ingrossato Bartolomeo delle sue genti; et come nonobstante che el Signore di Piombino vi habbi testificato havere ad sospecto Bartolomeo, potrìa tamen essere che fussino confidenti, et che queste cose fussin facte per havervi più incauti. Crediamo che harete etiam pensato gli aiuti ch'e' Pisani possono dare ad Bartolomeo nel farsi avanti, et ad mille altre cose che noi non sapremo altrimenti discorrere.

Nondimancho, con tucta questa opinione, vi significhereno lo animo nostro, quale è che noi desideriamo assai, che Bartolomeo d'Alviano non passi per ad Pisa, per fuggire tutte quelle molestie che ci potrebbe fare, essendo congiunto co' Pisani. Ma noi desideriamo molto più, et senza comparatione, che si salvi cotesto exercito; perchè, passando lui ad Pisa, noi haremo mille rimedi, come potete per voi immaginare, mediante le nuove genti condocte, le quali fanno adcelerare forse Bartolomeo di darvi occasione d'appiccarvi, per non lo havere ad fare quando fussi tucti insieme, et mediante le pratiche che vanno adtorno, di che vi habbiamo dato piena informatione. Ma, perdendo coteste genti, non ci sarebbe remedio alcuno; et però desiderreno che si fuggissino tucte quelle zuffe, dove tucte coteste nostre forze s'havessino ad impegnare, et nelle quali bisognassi o vincere al tucto o essere ropti al tucto. Nè crediamo che voi la intendiate altrimenti, nè habbiate altro in disegno che questo, per le ragioni preallegate, per quelle che per altre vi habbiamo decte, et per quelle che voi medesimi conosciete et ad noi anchora havete scripte. Insomma noi ricordiamo di nuovo alle prudentie vostre la salute di coteste nostre genti, la quale voliamo si prepongha ad ogn'altra cosa. Noi non vi ricordereno che egli è bene pensare in ogni evento come rimane Volterra et Livorno; perchè, sendo certissimi che el fine habbi ad essere buono, governandovi con quella prudentia che noi ci persuadiamo, non scade pensarvi. Pure, quando ad voi paressi di havervi consideratione et provedervi in qualche modo, o voi lo farete costà, o voi ce ne adviserete; et così d'ogni altra cosa che ad voi occorra. Et noi di nuovo vi ricordiamo el salvare coteste genti.[952]

DOCUMENTO XXXVII.[953] (Pag. [492])

Lettera del Commissario Antonio Tebalducci Giacomini ai Dieci, scritta in Bibbiena il 17 agosto 1505. Narra la rotta data dall'esercito fiorentino all'Alviano in quello stesso giorno.

Magnifici Domini mei observandissimi, etc. — Hiersera a hore una, fu l'ultima mia da presso a Campiglia, donde questa mattina, per haver notitia che il signor Bartolomeo si levava, ci mettemo in ordine ancora noi. Et stando in aspectatione alla volta di Pisa, nel levare del sole, lo vedemo sulla campagnia, con le battaglie, appresso le Caldane; al quale passo non parve al signor Governatore et ad me assaltarlo, ma andarne per la via che va da Campiglia a San Vincenti, con ordine che dove lo trovavamo, incontrarlo. Et affine di haverlo maturo et disordinato, et che non ci schappassi innanzi, li mandamo per dirieto, per la via delle Caldane, messer Malatesta et Pavolo da Parrana, con commissione che andassino tucta volta assaltando; et per davanti, per la via facemo noi, tucto il resto de' cavalli leggieri, per fare quello medesimo effecto che quelli mandati per coda, quali arrivati a Santo Vincenti avanti loro, furono alle mani. Et ancora che pigliassino parecchi cavalli de' nimici, non poterono risistere, et se ne tornorono per la via nostra, quali ci trovorono a mezo miglio discosto a Santo Vincenti, con li fanti et gente d'arme.

Et ritracto da loro che e' nimici erono in buona parte passati, piacque al signor Governatore che temporeggiando ci conducemo appunto alla coda de' nimici, nelle ruine di Santo Vincenti, dove havevono fatto testa di loro gente d'arme et fanti. Et noi, visto tale ordine, con il colonnello del Zitolo et messer Victorio, uniti insieme, et con le squadre del signor M. Antonio et signor Iacopo investimo ne' nimici, i quali al primo assalto ne detton le spalle: dove furono feriti et amazati buona parte de' fanti, talmente che mai più se ne vide nissuno. Così fu preso qualche cavallo. Et non più avanti ci detton le spalle, che una arcata passato il fosso di Santo Vincenti, verso Bibbona; et fatto testa, li ributtorono li nostri fino al detto fosso, tanto gagliardemente del mondo (sic): al che si provide con il tirare avanti il colonnello del signore Piero et Conte di Sterpeto uniti, et le squadre di messer Hanibale Bentivogli et lance spezate. Et fatto grandissima punta li inimici di riguadagnare tal passo, maxime la persona del signor Bartolomeo, quale fu ferito nella faccia, con tutto il fiore delle sue genti non potè mai spuntarne: dove fu guasti assai cavalli et huomini. Infra il qual tempo giunsono i falconetti, quali per insino allora non s'erono possuti operare: in su che facemo gran fondamento, et vincere a ogni modo sanza nissuno pericolo, et sanza cacciaregli altrimenti con le genti, battendo con detti falconetti il ristringimento delle loro genti, che era circa cento huomini d'arme. Quale cominciatosi per le artiglierie ad aprire et desordinare, ci parve tempo investirgli con tutte le forze, et così con li cavalli leggieri per marina, le gente d'arme per la strada, et li fanti dal canto di sopra per il boscho, li mettemo per quella via che più volte s'è detto a Vostra Signoria di fare, talmente che da Santo Vicenti sino in Ciecina, mai s'è facto che pigliare.

Et in effecto, abreviando, ritraiamo solo essere schappato il signor Bartolomeo con circa XX cavalli corridori, tutti disarmati, quali crediamo che da Musachino et quelli di Rosignano non possino schappare; perchè non potendo li nostri seguitarli sin là charichi di preda et di prigioni (che infino a' fanciulli et pastori di Bibbona n'ànno presi), usaron li nostri cacciatori farlo intendere a Rosignano. Donde in questa hora habbiamo lettere da Giovanni, che Musachino calava loro adosso, non sapendo però fussi della fuga de' cacciati da noi, non havendo nuova della rotta, ma indicando solo cavalli di Pisa. Harannoli trovati strachi talmente, che tenemo per certo non ne sia schappato nissuno; et maxime che intendiamo andavano per marina, dove sono passi strectissimi. Piaccia a Nostro Signore Dio che li nostri li arrivino, affine che lo insolente sia exemplo alli altri presuntuosi.

Se le Signorie Vostre non saranno per questa raguagliate secondo il desiderio di quelle, mi haranno per iscuso; et fia con la prima, altra con dire particularmente e' nomi de' baroni presi et numero della bella gente trovata, quali di cavalli, arme et veste sono benissimo addobbati, con presentia di huomini da bene: di che hanno facto prova, non havendo perso per difetto loro, ma di chi insolentemente li conduceva.

Scordavami dire che, poi havemo rotto e' nimici alla Torre, non havendo comodità di scrivere, spacciai il Zerino cavallaro, che a boca facessi intendere quel tanto haveva visto, et la speranza che havamo dipoi sotto Castagneto, seguitando la caccia de' nimici. Dètti fatica a Luca Cavalcanti di venire fino costì, per ragguagliare Vostre Signorie, quali haranno agiustar fede, per essere stato in fatto. Et se ho tardato fino a mo' a scrivere, l'à causato lo attendere le genti qui, con tanti prigioni che sono più di noi.

Domane et non prima che noi ci saremo tucti, piglieremo qualche luogo dove si possa stare; et in questo mezo Vostre Signorie diranno quel tanto voglion si facci, quali sono sapientissime, et noi siamo figliuoli di obbedientia. Que feliciter valeant. Ex felicibus castris iusta Bibbonam, die xvij augusti 1505, hora xxiiij.[954]