La vostra brigata sta bene: così stéssi la mia, che io a ogni modo ho ad girare, in modo sono traficto! Et advisate se havesti da Michelagnolo quelli danari. Ringratiovi dell'oferta facesti, che anchorachè io sia in extrema necessità, so che a voi costà non avanza, et haresti bisogno di molti più. Non altro.
Florentie, die viiij 7bris 1506.
Frater B.
Nicolao Maclavello, Secretario florentino
apud Summum Pontificem,
[tan]quam fratri honorando.[963]
4[964]
Niccolò honorando. Io ho paura di non diventare con li amici un poco transcurato come voi. Dicovi questo, perchè mi pare un anno che io non vi scripsi, et solo è accaduto per infingardaggine, ad chiamarla per il nome suo. Dua dì fa riceve' la vostra, credo de' 26, con la alligata a Francesco, quale si mandò fidatamente. Et io, per respondervi al quesito, credo possiate domandare danari al publico securamente, perchè «de li ambasciadori facti non verrà nessuno, nè vi si pensa più per hora.» Et però credo la cosa sia per durare anchora qualche dì, non si mutando vento: et voi non lo dovete havere per male, perchè le faccende non vi assassinano. Dicovi bene questo, che le due vostre de' 25 et 26 giunsono ad tempo, perchè «digià Iacopo Ciachi diceva: si [v]ole farlo tornare, poichè non vi fa niente: con alttre parole de le sua, quali furono ribattute da Bernardo Nasi vostro amico.» Sì che scrivete più spesso, se vi pare. Al Soderino lessi quanto mi scrivete. Credo vi riscriverrà di nuovo, et voi farete quanto vi parrà.
Ad Napoli andranno li dua ambasciatori, cioè messer Francesco Gualterotti et Iacopo Salviati: et sarà bella legatione, et per la qualità delle persone, et per la compagnia de' giovani si dice andranno con loro: che tutto sarà ad proposito, perchè questo Catholico Re, che dua dì fa era a Savona, viene con tanta pompa di abriglamenti et di ogni altra cosa, che chi vi andrà bene ad ordine, li bisognerà ad volervi comparire. Consalvo a' dì 27 fu a Livorno, che andava incontro al suo Re, et dal Commissario nostro di decto luogo fu visitato et presentato, in modo se n'andò satisfactissimo, con dire che Italia riceverà molti beni per la venuta del suo Re, et che Firenze ne harà la parte sua; excusandosi delle cose di Pisa con dire che quelli tempi ricercavono così, ma che per l'advenire farà in modo che la Città conoscerà che ne fa capitale. Fu a Piombino, dove erano ambasciatori pisani; et non obstante lo pregassino ad ire in Pisa, absolute lo recusò. Le cose di Genova al continuo sono peggiorate per li gentili homini, quali tutti sono fuora; et di già hanno tolto tutte le terre teneva messer Gianluigi nella Riviera di Levante, o buona parte di esse. «Et il Re tiene da chi vince, a lo usato suo.» Questa mattina, per advisi privati da Lione, de' 23 dì, s'intendeva esservi stato lo homo di Ays che veniva di Corte, con commissione del Re ad Ciamonte, che déssi a Nostro Signore, per la impresa di Bologna, quelle tante lance vorrà. Così andrà l'impresa avanti a ogni modo, po' che costì si va di buone gambe. Qui non è altro di nuovo; et io non so che mi vi dire di più, se non che la brigata vostra sta bene, et li danari della Δ sono in quel medesimo legato, chè non seppi la venuta di Giuliano Lapi. Credo domani adoperarne uno ducato, che ne lo riporrò fra pochi dì, che ne ho preso sicurtà in sulle parole vostre. Nec plura.
Florentie, die xxx 7bris, hora 4 noctis 1506.