[15]. Id., op. cit., lib. VII, pag. 184.

[16]. Burckhardt, Die Cultur der Renaissance in Italien: Basel, 1860. Di quest'opera importantissima fu fatta una seconda edizione (Berlin, 1878) con modificazioni ed aggiunte; ne è stata pubblicata anche un'assai fedele traduzione italiana in due volumi, dal prof. Valbusa, con alcune aggiunte e correzioni fatte dall'autore: La civiltà del secolo del rinascimento in Italia, ec.: Firenze, Sansoni, 1876. L'opera continuò e continua a ristamparsi in Germania.

[17]. Il Machiavelli dice invece: Mors acerba, fama perpetua, stabit vetus memoria facti. Storie, vol. II, lib. VII, pag. 203. La confessione dell'Olgiati trovasi nel Corio. Vedi anche Rosmini, Storia di Milano, vol. III, pag. 23; Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom (zweite Auflage), vol. VII, pag. 241 e seg.; Cola Montano, Studî storici di Gerolamo Lorenzi: Milano, 1875.

[18]. Machiavelli, Storie, vol. I, lib. III, pag. 193.

[19]. Così affermano il Cavalcanti ed il Machiavelli, ai quali si attiene il marchese Gino Capponi, sebbene il Berti dell'Archivio fiorentino ed altri, appoggiandosi ad alcuni documenti dell'Archivio stesso, abbiano sostenuto che Giovanni de' Medici non fu favorevole alla legge. Questa, secondo il Machiavelli, fu poi anche da Cosimo, sempre per ottenere il favore del popolo, richiamata in vigore nel 1458. Io ho discusso a lungo la questione nell'Arch. Stor. It., Serie V, vol. I, pag. 185, e non ripeterò ora quello che ivi ho scritto. Aggiungerò solo che, nella prima pagina dei Ricordi di Matteo Palmieri (assai affezionato ai Medici), i quali trovatisi nell'Archivio fiorentino, si parla della istituzione del Catasto nel 1427, ed a carte 52 retro, se ne riparla, ricordando che il dì 11 gennaio 1457 (1458 s. n.) fu rimesso in vigore. Il Palmieri non dice nulla della parte presa dai Medici in favore della legge; ma egli, mediceo dichiarato, al pari del Machiavelli afferma che prima di essa non «mai si poson le gravezze secondo stima vera di sostanze,» e così coloro che ne avevano l'incarico, «aveano a porre, secondo loro discretione, a chi pareva loro, quella prestanza volevano.» Ci sembra che se davvero Cosimo fosse stato, come alcuni vogliono, contrario alla legge, il Palmieri non l'avrebbe così apertamente lodata.

[20]. Guicciardini, Storia di Firenze, pag. 6.

[21]. Voleva con ciò dire, che, per esser cittadini da bene, bastava avere il panno per farsi il lucco necessario a sedere negli ufficî.

[22]. Il Machiavelli, che nelle sue Storie fiorentine cerca spesso di scusare i Medici, attribuisce il fatto solo al gonfaloniere Bartolommeo Orlandini. Il Guicciardini, invece, che nella sua Storia fiorentina è giudice assai più imparziale dei Medici, attribuisce tutto a Cosimo.

[23]. Machiavelli, Storie, vol. II, pag. 148-52.

[24]. Vedi gli storici fiorentini del tempo, e le Cronache volterrane pubblicate dal Tabarrini nell'Archivio Stor. It., App., vol. III, pag. 317 e seg. Alla opinione generalmente accolta, e seguita anche da G. Capponi, si è recentemente opposto L. Frati (Il Sacco di Volterra nel 1472, ecc. nella Scelta di Curiosità letterarie: Bologna, Romagnoli, 1886). Non mi sembra però che sia riuscito a scagionare Lorenzo dall'accusa che i contemporanei gli fecero. Se il suo nome non si trova nel contratto degli appaltatori delle miniere, bisogna ricordarsi che l'accusa fatta a Lorenzo, era, come dice lo stesso Frati, di essere sottomano interessato nell'appalto.