[33]. Vedi il Viaggio di frate Pietro da Casola, milanese, pubblicato da G. Porro: Milano, Ripamonti, 1855. Il Romanin, vol. IV, pag. 494-95, ne riporta qualche brano.
[34]. Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 70.
[35]. Per la storia di Roma, oltre le opere più antiche, vedi Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom, vol. VII, e Reumont, Geschichte der Stadt Rom, vol. III, parte I e II. Recentemente il Dr. Pastor pubblicò la sua Geschichte der Päpste, ecc. (Freiburg i. B. 1891), che è stata già tradotta in francese ed in italiano, ed è un'opera di molto valore, scritta però con tendenza esclusivamente cattolica. Anche il Creighton, History of the Papacy (London, 1882-87), merita d'esser consultato.
[36]. Vedi il Codice Aragonese, pubblicato dal prof. F. Trinchera, già sopraintendente degli Archivi Napoletani, in tre volumi: Napoli, 1866-74.
[37]. Considerazioni sul libro del Principe, premesse dal prof. A. Zambelli al volume che contiene il Principe e i Discorsi di N. Machiavelli: Firenze, Le Monnier, 1857. Le osservazioni, a questo proposito fatte dal prof. Zambelli, vennero poi da moltissimi altri ripetute.
[38]. Per ciò che s'attiene al Petrarca come erudito, bisogna valersi principalmente delle sue lettere, pubblicate con pregevoli note dal Fracassetti: — Epistolae de rebus familiaribus et variae: Florentiae, typis Felicis Le Monnier, 1859-63, tre vol.; — Lettere Familiari e Varie (traduz. con note), cinque vol.: Firenze, Le Monnier, 1863-64; — Lettere Senili (traduzione con note), due vol.: Firenze, Successori Le Monnier, 1869-70. Oltre di ciò assai importanti sono le considerazioni che fa sul Petrarca Giorgio Voigt nella sua opera Die Wiederbelebung des classischen Alterthums, oder das erste Jahrhundert des Humanismus: Berlin, Reimer, 1859. Quest'opera (di cui una seconda edizione assai ampliata, in due vol., fu pubblicata nel 1888, e una traduzione italiana ne fu poi fatta dal professor Valbusa) e quella, molte volte pubblicata, tradotta anch'essa dal Valbusa, del Burckhardt, Die Cultur der Renaissance in Italien, sono della massima importanza per la storia dell'erudizione italiana. Meritano ancora di esser menzionate: A. Mézières, Pétrarque, Étude d'après des nouveaux documents: Paris, Didier, 1868, e Ludwig Geiger, Petrarca: Leipzig, Duncker und Humblot, 1874. Il prof. Mézières si vale molto delle lettere pubblicate dal Fracassetti, ma poco o punto dei pregevoli lavori del Voigt e del Burckhardt; l'opera del Geiger è invece una chiara sintesi di tutto ciò che fu scritto prima di lui, e venne pubblicata in occasione del Centenario celebrato in Arquà il 18 luglio 1874. Il De Sanctis, nel suo Saggio critico sul Petrarca (Napoli, 1869), si occupò del poeta italiano e non dell'erudito. Vedansi anche: Koerting, Petrarca's Leben und Werke (Leipzig, 1887); Bartoli, Storia della Letteratura Italiana, vol. VII (1884); Gaspary, Geschichte der Ital. Literatur, vol. I (1885); De Nolhac, Pétrarque et l'Humanisme: Paris, 1892.
[39]. Parad., XVII, 61-3; 68-9.
[40]. È noto che il Petrarca credette d'aver posseduto il libro De Gloria di Cicerone, e d'averlo poi perduto, imprestandolo al suo maestro, che per miseria lo avrebbe venduto, il che egli deplorò per tutta la vita. Il Voigt (Wiederbelebung, ecc., 1ª ediz., pag. 25-7) esprime il dubbio, che il Petrarca siasi ingannato. Il volume imprestato conteneva molti trattati; è possibile, quindi, dice il Voigt, che il titolo De Gloria fosse dato, come pur facevano i copisti, ad uno o più capitoli d'altra opera, per esempio delle Tusculane. Questa ipotesi del dotto scrittore si fonda sull'osservazione, che il Petrarca imprestò il suo codice in età assai giovane, quando conosceva pochissimo Cicerone, e che più tardi non fu mai in grado di dir niente di particolare su quell'opera: se fosse stata veramente posseduta dal Petrarca, conclude il Voigt, non era facile che egli non ne ricordasse nulla, e che, anche smarrita, andasse perduta per sempre. V. pure De Nolhac, Pétrarque et l'Humanisme, chap. IV, pag. 216-223.
[41]. Lettere Familiari, ediz. italiana. Vedi la nota alla lettera 5 del libro XI. Il Petrarca ricevette l'invito il dì 6 aprile 1351.
[42]. «Et ita cum quibusdam fui, ut ipsi quodammodo mecum essent,» dice egli stesso nella Lettera ad Posteros, nelle Fam. et Variae, edizione latina, vol. I, pag. 3.