[131]. I Commentarii furono riveduti e in parte ritoccati da Gianantonio Campano, vescovo di Teramo. Vedi Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 599 e segg. (2ª ediz.) Il Voigt ha dato una compiuta biografia di questo Papa nella sua opera, già molte volte citata: Enea Silvio de' Piccolomini als Pabst Pius der Zweite und Seine Zeitalter. Vedi più specialmente vol. I, lib. I, cap. 12, e passim; vol. II, lib. III, cap. 6-11. Il D.r Lesca ha recentemente pubblicato un accurato lavoro sui Commentarii: Pisa, Nistri, 1894.
[132]. Iovii, Elogia doctorum virorum; Tiraboschi, op. cit., vol. VI, pagine 107, 210, 644-49; Burckhardt, op. cit.; Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII.
[133]. «Fateor et me errasse, peccasse et ideo pœnas mereri.... Rursus peto veniam; ad pedes me Pauli Pont. clementissimi esse credatis, qui solita pietate et misericordia omnibus parcit, etc.» Così dice la confessione di cui il Gregorovius trovò non l'originale, ma una copia nella Vaticana: Geschichte der Stadt Rom (2ª ediz.), pag. 587 e seguenti.
[134]. Su Pomponio Leto e l'Accademia alcune nuove notizie si trovano in A. Della Torre, Paolo Marsi da Pescia, Rocca S. Casciano, Cappelli, 1903.
[135]. «Tibi polliceor, etiam si a praetervolantibus avibus aliquid contra nomen salutemque tuam sit, audiero, id statim literis aut nunciis Sanctitati tuae indicaturum. — Celebrabimus et prosa et carmine Pauli nomen, et auream hanc aetatem, quam tuus felicissimus pontificatus efficit.» Questa lettera del Platina che trovasi in Vairani, Monum. Cremonensium, vol. I, pag. 30, è citata dal Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 588.
[136]. Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 603 e seguenti, (2ª ediz.); Tiraboschi, op. cit., vol. VI, pag. 317 e segg.
[137]. Ritter, Geschichte der neuern Philosophie; Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 592; Ferri, Il Card. Niccolò di Cusa e la Filosofia della Religione (Nuova Antologia, vol. XX, anno VII, maggio 1872, pag. 100 e segg.). In questo articolo l'autore esamina il sistema filosofico del Cusano. «L'idea che signoreggia tutto, egli dice, è l'assoluto, pensabile e incomprensibile nella sua infinità, minimo e massimo, principio e termine di tutte le esistenze; da esso nascono i contrarii che esso armonizza. L'idea del Cusano non è l'identità del pensiero e dell'essere, ma è solo un'immagine della verità assoluta. L'intelletto umano rimane distinto dal divino, ma la creazione è una esplicazione del mondo da Dio, non è una creazione ex nihilo. La dialettica del Cusano non arriva all'identità del pensiero e dell'essere come in Hegel; il suo sistema non è ancora schietto panteismo, perchè ammette due ordini d'esistenze, finito ed infinito.» Il Bruno dette un passo più oltre in questa via. Su di ciò si legga il lavoro pubblicato dal professore Tocco negli Atti dell'Accademia dei Lincei: Le fonti più recenti della filosofia del Bruno: Roma, 1892.
[138]. Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 596.
[139]. Matarazzo, Cronaca di Perugia, nell'Archivio Storico, vol. XVI, parte II, pag. 180; Notarius a Nantiportu, Diarium etc., in Muratori, Scriptores, vol. III, parte II, col. 1094; Infessura, Diaria rerum romanorum, ediz. Tommasini (nelle Fonti per la storia d'Italia, pubblicate dall'Istituto Storico Italiano): Roma, 1890.
Nelle Mittheilungen des Instituts für oesterreische Geschichtforschung, vol. IV (Innsbruck, 1883), si leggono due lavori, che esaminano assai minutamente tutto ciò che fu scritto e detto sul ritrovamento di questo cadavere. Il primo (p. 75-91) è di Henry Thode; il secondo (p. 443-49) è di Chr. Hülsen, il quale confuta alcune ipotesi del Thode, pubblica qualche nuovo documento, e determina ciò che si può ritenere come veramente accertato, e ciò che si deve ritenere come ipotetico. V. anche Burckhardt, Die Renaissance, pag. 183 (1ª edizione).