[121]. Il Ritter, Geschichte der neuern Philosophie, parte prima, pag. 252, nota appunto questa superiorità che il Valla attribuisce alla Retorica sulla Dialettica: «Noch viel reicher ist die Redekunst, welche ein unerschöpfliches Gedächtniss, Kenntniss der Sachen und der Menschen voraussetzt, alle Arten der Schlüsse gebraucht, nicht allein in ihrer einfachen Natur, wie sie die Dialektik lehrt, sondern in den mannigfaltigsten Anwendungen auf die verschiedensten Verhältnisse der öffentlichen Gescäfte nach der Lage der Sachen, nach der Verschiedenheit der Hörenden abgeändert. Dieser reichen Wissenschaft solle die philosophische Dialektik dienen (Dial., disp. II, praefatio). Das meint Valla, wenn er die Philosophie unter dem Oberbefehl der Rede stellen will.» Questo è il concetto che espone nella Dialettica, ma nelle Eleganze va ancora più oltre, cercando ritrovare la filosofia o la logica nel linguaggio.
[122]. «Ut si quid retractatione opus est, et quasi ablutione, en tibi me nudum offero.» Ad Eugenium IV, Pont. Apologia: Vallae, Opp. Le Lettere ai cardinali Scarampo e Landriani trovansi nelle Epistolae Regum et Principum: Argentinae per Lazar. Zetzenerum, A. 1595, pag. 336 e 341.
[123]. Tiraboschi, op. cit., vol. VI, pag. 1029 e segg.; Voigt, Die Wiederbelebung, ecc., pag. 224 e segg.; Voigt, Enea Silvio de' Piccolomini, ecc., vol. I, pag. 237; Zumpt, Leben und Verdienste des L. Valla, nel vol. IV del Zeitschrift für Geschichtswissenschaft, von A. Schmidt; Ritter, Geschichte der neuern Philosophie, parte prima; Invernizzi, Il Risorgimento (secoli XV e XVI), cap. III, opera che fa parte della Storia d'Italia pubblicata a Milano dall'editore Vallardi; Lorenzo Valla, ein Vortrag von J. Vahlen: Berlin, F. Vahlen, 1870, pag. 26 e segg. Recentemente furono pubblicati altri lavori sul Valla. Oltre quello già da noi citato di L. Barozzi e L. Sabbadini, si possono consultare: G. Mancini, Lorenzo Valla: Firenze, Sansoni, 1891: D.r Max von Wolff, Lorenzo Valla, sein Leben und seine Werke: Leipzig, Seemann, 1893.
[124]. Voigt, Die Wiederbelebung, ecc.; Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom, vol. VII, pag. 577 (2ª edizione): Tiraboschi, op. cit., vol. VI, pag. 635 e segg. La Roma instaurata e la Italia illustrata furono stampate la prima volta: Romae in domo nob. v. Iohannis de Lignamine, 1474, e ristampate insieme con tutte le opere del Biondo a Basilea nel 1559; vennero poi anche tradotte e pubblicate in italiano.
[125]. È un trattato indirizzato, in forma di lettera, a Giovanni Aich, il 30 novembre 1444.
[126]. Opera: Basil., Hupper, 1551, vol. I, pag. 91-93.
[127]. Wiener Baedeker, Führer durch Wien und Umgebungen, von B. Bucher und K. Weiss, Zweite Auflage: Wien, Faesy und Frick, 1870, pagine 43-44.
[128]. Epist. 165, ediz. di Basilea, 1571.
[129]. Poggii, De varietate fortunae: Parisiis, 1723. Quest'opera incomincia con una lunga introduzione, nella quale l'autore parla della devastazione in cui erano i monumenti di Roma. Il primo libro descrive le rovine, e passa quindi a narrare le vicende di Tamerlano e le calamità di Bajazet. Nel secondo libro Antonio Lusco discorre delle vicissitudini seguite in Europa dal 1377 fino alla morte di Martino V. Il terzo contiene un compendio della storia italiana sotto Eugenio IV. Il quarto, che è come un lavoro staccato, e fu tradotto più volte, contiene un ragguaglio dell'India e della Persia, che Poggio raccolse dal Conti, il quale era andato fino di là dal Gange. È certo un lavoro fra i più importanti che Poggio abbia lasciati, e vi si trova un po' di tutto: filosofia, descrizione della politica italiana nel secolo XV, viaggi in Oriente, ecc.
[130]. Paolo Cortese dice: «In eo primum apparuit saeculi mutati signum.» De Cardinalatu, pag. 39 (ediz. del 1510).