[209]. Furono ristampati dal Roscoe, nell'Appendice alla sua Vita di Lorenzo, Doc. XII.

[210]. La Canzone, che è però del Poliziano, incomincia:

Ben venga maggio,

E 'l gonfalon selvaggio.

[211]. Il Vasari, nella sua Vita di Piero di Cosimo, ci descrive la cura con cui erano ordinate queste feste, che furono lungamente continuate in Firenze, e le dichiara cosa che fa assottigliare gl'ingegni. I Canti Carnascialeschi di varî autori furono poi raccolti dal Lasca in due volumi: Fiorenza, 1559.

[212]. Vedi ciò che dice il Carducci nella sua bella Prefazione alle Poesie di Lorenzo: Firenze, Barbèra, ediz. diamante.

[213]. Isidoro Del Lungo, Uno scolare dello Studio fiorentino, Memoria pubblicata nella Nuova Antologia di Firenze, vol. X, anno 1869, pag. 215 e seg. Dello stesso autore vedi: La Patria e gli antenati di Angelo Poliziano nell'Archivio storico italiano, Serie III, vol. XI, pag. 9 e seg.

[214]. Il prof. Bonamici di Pisa, nel suo lavoro, Il Poliziano Giureconsulto (Pisa, Nistri, 1863), ha esaminato le postille alle Pandette, ed ha cercato di ridurre nei giusti confini il merito dell'autore.

[215].

Molles, o violae, Veneris munuscula nostrae,