«Tu sa' ch'i' sono ignorante e da bene — Ed ho bestiame e case e possessione, — Se tu togliessi me, io torrei tene.» Vedi anche Burckhardt, Die Cultur der Renaissance (1ª ediz.), pag. 356.

[202]. A. D'Ancona, La poesia popolare fiorentina nel secolo XV. Questo lavoro fu pubblicato nella Rivista Contemporanea di Torino, vol. XXX, fascicolo 106 (settembre 1862). Vedi anche Carducci nella prefazione premessa al volume: Le Rime, le Stanze e l'Orfeo di A. Poliziano: Firenze, Barbèra, 1863. Questi due scrittori sono quelli che meglio di tutti hanno ragionato dell'antica poesia popolare italiana.

[203]. Questa leggenda trovasi stampata anche fra le opere di Leon Battista Alberti.

[204]. Ripubblicata da A. D'Ancona (Pisa, Nistri, 1863). Vedi ancora i tre volumi di Sacre Rappresentazioni dei Secoli XIV, XV e XVI, pubblicati dallo stesso in Firenze, Successori Le Monnier, 1872.

[205]. Più giusti assai nei loro giudizî sono il Capponi nella sua Storia della Repubblica fiorentina, ed il Reumont nella sua opera, Lorenzo de' Medici: Leipzig, 1873. Il Carducci ha discorso più volte del valore e dell'indole poetica di Lorenzo, con moltissima originalità, sebbene, a nostro avviso, lo lodi un po' troppo.

[206].

Dum pulchra effertur nigro Simonetta feretro,

Blandus et exanimi spirat in ore lepos, ecc.

[207]. Comento di Lorenzo de' Medici sopra alcuni de' suoi Sonetti, in fine delle sue poesie volgari (edizione del 1554). Vedi anche Roscoe, Life of Lorenzo de' Medici, cap. II.

[208]. Tre lettere di Lucrezia Tornabuoni a Piero de' Medici, ed altre lettere di varî concernenti al matrimonio di Lorenzo il Magnifico con Clarice Orsini. Pubblicazione per nozze, fatta da Cesare Guasti: Firenze, Le Monnier, 1859.