Cum roseum verno pandit ab axe diem, etc.
[216]. Fu detto e ripetuto generalmente, che queste Stanze vennero scritte nel 1469, quando cioè il Poliziano non aveva che quindici anni. L'errore nacque dal confondere la giostra di Lorenzo con quella di Giuliano. La prima fu data veramente nel 1469, ma fu descritta da Luca Pulci, secondo la più comune opinione, dal fratello Luigi, secondo altri. Questo è, in ogni modo, lavoro di poco merito, assai artificioso. Il poeta dice a Lorenzo: la tua vittoria (nella giostra) non invidia nulla alle vittorie di Emilio, Marcello, Scipione; tu hai meritamente avuto l'onore,
Di riportar te stesso in su la chioma,
cioè lauro su Lauro. La giostra di Giuliano fu data invece il 28 gennaio 1475, e venne poi descritta dal Poliziano, che aveva allora ventun'anno. Di ciò ha parlato con dottrina il prof. I. Del Lungo. Vedi le sue parole riferite nella Prefazione del Carducci alle poesie del Poliziano, pag. XXIX. Secondo lui le Stanze furono composte fra il 1476 e il 1478, e forse anche descrivono un'altra giostra data in Firenze nei primi del 1478.
[217]. Stanze, lib. I, 43 e 44.
[218]. A torto fu per molto tempo attribuita al Poliziano. I copisti toscani la modificarono in più luoghi, e le dettero la forma in cui si diffuse poi a Firenze. Invece di brunettina, Olimpo aveva scritto pastorella. Vedi l'opuscolo di Severino Ferrari: A proposito di Olimpo da Sassoferrato: Bologna, Zanichelli, 1880.
[219]. Vedi la già citata Prefazione alle poesie del Poliziano, pag. CXVII. Il D'Ancona crede che i Rispetti i quali oggi si cantano ancora nelle campagne toscane, sieno, almeno nei loro caratteri generali, quegli stessi che la scuola medicea prese dal popolo, per restituirglieli ingentiliti da una forma più letteraria. E così, per la tenacità dei volghi, sarebbero continuati a cantarsi fino ad oggi. Rivista Contemporanea, citata più sopra.
[220]. Carducci, Prefazione, ecc., pag. CXXV.
[221]. Per la vita del Pontano vedi Tiraboschi, op. cit., vol. VI, pag. 950; C. M. Tallarigo, Giovanni Pontano e i suoi tempi, volumi due: Napoli, Morano, 1874. In questa monografia trovansi anche molti brani scelti delle migliori poesie latine del Pontano, con traduzioni fatte dal professore P. Ardito, e tutto il dialogo latino, Il Caronte. Il Settembrini, nelle sue Lezioni di Letteratura italiana (Napoli, 1866-72, vol. tre), discorse con verità ed eloquenza del Pontano (vol. I, pag. 281-83), e fu di stimolo al Tallarigo, che, dopo aver letto quelle pagine, s'indusse a scrivere la monografia qui sopra citata. Oltre di ciò si veda l'edizione fatta a Basilea delle opere del Pontano.
[222]. Carducci, Studi letterarî: Livorno, 1874, pag. 97.