[252]. Nel descrivere il carattere di Lucrezia molti si sono illusi, e qualche volta per futili ragioni. Leggendo negli storici contemporanei, che Lucrezia era «savia e accorta,» o altre simili parole, hanno voluto tirarne conseguenze singolari. Ma queste medesime espressioni si trovano ripetute a proposito della Giulia Bella, e anche del Valentino. Era un modo di dire, specialmente trattandosi di chi aveva buone maniere, e faceva le cose senza provocare troppo scandalo. Il Burcard, nel suo Diario, raccontando una delle orgie del Valentino, la famosa cena delle meretrici, incomincia: «In sero fecerunt coenam cum Duce Valentinense, in camera sua, in Palatio Apostolico, quinquaginta meretrices honestae cortesanae nuncupatae, etc.» Meno irragionevolmente valsero a difesa di Lucrezia Borgia, la sua condotta a Ferrara, e le lodi che essa ebbe allora dall'Ariosto e da altri. Di ciò noi non dobbiamo qui parlare; notiamo però, che nella biografia scritta da F. Gregorovius, si trovano fatti della vita di lei in Ferrara, che somigliano a quelli seguiti in Roma. Sono pochi, è vero, ma Lucrezia aveva allora da fare con un marito che le ricordava la sorte della Parisina; nè essa aveva più la protezione del padre. Quanto alle lodi dell'Ariosto sono frasi di cui fu largo a molti che non le meritavano.
[253]. Figlio naturale di Costanzo, che era figlio di Alessandro, il fratello di Francesco Sforza.
[254]. L'Infessura, che descrive anch'egli le nozze, parlando della Giulia, la dice aperto l'amante del Papa, eius concubina, e aggiunge di non voler dire tutto quello che si raccontava della festa, «perchè non vero o, se vero, incredibile.»
[255]. Questa lettera, in data 13 giugno 1493, indirizzata al duca di Ferrara dal suo ambasciatore Giov. Andrea Boccaccio, ep. mutinensis, trovasi in Gregorovius, Lucrezia Borgia, documento X.
[256]. Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 327-28 (2ª ediz.).
[257]. Dispaccio di Giacomo Trotti (Milano, 21 dicembre 1494) citato dal Gregorovius, Lucrezia Borgia, vol. I, pag. 83.
[258]. Eppure non mancano anche adesso scrittori che vorrebbero attennare le colpe dei Borgia, e trovare in quel Papa almeno un qualche alto concetto politico. Ma i fatti e i documenti parlano ogni giorno più chiaro; nè io capisco davvero come, dopo la pubblicazione dei dispacci di A. Giustianian, si possano ancora aver dei dubbî, o sperare attenuanti.
[259]. Albèri, Relazioni degli Ambasciatori veneti, Serie I, vol. IV, pag. 16 e segg.
[260]. C. De Cherrier, Histoire de Charles VIII, roi de France (Paris, Didier, 1868), vol. I, pag. 235. È questo un lavoro pregevole, che pur va letto con circospezione, perchè non senza errori. Delaborde, L'expédition de Charles VIII en Italie: Paris, Firmin Didot, 1888.
[261]. De Cherrier, op. cit., pag. 242.