[291]. Lettenhove, op. cit., vol. I, pag. 194; vol. II, pag. 108 e 123.
[292]. Al quale proposito il Commines, che tante volte aveva mutato bandiera, dice che il Soderini «estoit des sages hommes qui fussent en Italie.» Ph. de Commines, Mémoires, vol. II, pag. 359, edizione pubblicata da M.lle Dupont. Vedi ancora: Lettres et Négociations de Ph. de Commines, par le baron Hervyn de Lettenhove (in tre vol.): Bruxelles, 1867-74. Questo è un lavoro assai importante.
[293]. Il leone che posa la zampa sopra uno scudo, in cui è inciso il giglio rosso fiorentino. L'origine della parola Marzocco è assai incerta. Il signor Gaetano Milanesi suppone che, quando nel 1333 la piena d'Arno portò via il Ponte Vecchio con la statua di Marte, che v'era sopra, i Fiorentini, nel ricostruirlo, invece della statua di Marte, vi ponessero il leone con lo scudo ed il giglio, chiamandolo Martocus o Martiocus, quasi piccolo Marte o Marzocco.
[294]. In questo mezzo era seguìto un fatto che aveva dato molto da ridere a tutta Italia. Giulia Bella, la sorella di lei e madonna Adriana erano cadute in mano dei Francesi. Il Papa era di ciò disperato, e non si diè pace fino a che la sua Giulia e le altre donne non furono, mediante la somma di 3000 ducati, riscattate. Gregorovius, Lucrezia Borgia, vol. I, pag. 81.
[295]. Burchardi, Diarium, ediz. Thuasne, vol. II, pag. 230 e seg.
[296]. Cherrier, op. cit., vol. II, a pag. 137, traduce la lettera, in cui i Dieci parlano di ciò. E veramente i Borgia, con la morte di Gemme, perdettero i 40,000 ducati l'anno, senza avere i 300,000 che erano stati loro promessi una volta tanto, se consegnavano il cadavere. Il Sanuto racconta l'origine ed il progresso della malattia di Gemme, la quale fu un catarro con febbre, che i medici curarono con salassi ed altri rimedî energici. Ad Aversa era già tanto peggiorato, che lo portavano sopra una sbara. (De adventu Karoli regis, pag. 212 della copia esistente nella Marciana). Questo autore, secondo il suo solito, riferisce le lettere dell'ambasciatore veneto, che si trovava sul luogo, il quale osserva appunto, che la morte di Gemme era stata dannosa all'Italia «et maxime al Pontefice, che lo privò di ducati 40,000 d'oro haveva ogni anno da suo fratello (il Sultano), per caxon havessi custodia di lui.»
[297]. Sanuto, De adventu, ecc., pag. 230.
[298]. «Il ne sembloit point aux nôtres, que les Italiens fussent hommes,» scriveva il Commines, a proposito delle crudeltà francesi.
[299]. Questa lettera si trova nel Romanin, Storia documentata di Venezia, vol. V, pag. 50. Vedi anche Cherrier, Histoire de Charles VIII, vol. II, pag. 97.
[300]. Commines, op. cit., vol. II, pag. 168; Cherrier, op. cit., vol. II, pag. 151.