[474]. Vedi nelle Opere (vol. VI, pag. 166) la lettera della Signoria, in data 26 ottobre 1501, quasi tutta di mano del Machiavelli. Il Guicciardini (Storia Fiorentina, pag. 269-70) parla di questi disordini del contado.

[475]. Opere (P. M.), pag. 352.

[476]. Buonaccorsi, Diario, pag. 49-53; Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXIII.

[477]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXI. Questa imposta era gravissima, se non che parte di essa veniva messa a credito del contribuente, sotto forma d'imprestito, come osserva il Canestrini nel suo libro, La Scienza e l'Arte dì Stato: Firenze, Le Monnier, 1862.

[478]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXIII.

[479]. Desjardins, Négociations, ecc., vol. II, pag. 69-70.

[480]. L'ambasciatore veneto scriveva da Roma il 7 giugno 1502, che l'affare d'Arezzo era «pratica vecchia del Duca;» e il 20 giugno aggiungeva, che il Papa, sempre «intento alle passion sue particolari,» e sebbene la Francia avesse fatto gagliarda protesta per l'affare d'Arezzo, non parlava che di questa e delle altre imprese del Duca. Vedi i Dispacci di A. Giustinian.

[481]. Nardi, Vita di Antonio Giacomini; Jacopo Pitti, Storia Fiorentina, pag. 77 e seg. (nell'Arch. Stor. It., vol. I). Il Pitti dice che i Dieci furono rieletti nel settembre del 1500.

[482]. Buonaccorsi, Diario, pag. 54 e seg.

[483]. Guidobaldo da Montefeltro, duca d'Urbino.