[465]. Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 239; Buonaccorsi, Diario.

[466]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXII, pag. 237.

[467]. Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 243.

[468]. Arch. Stor. It., vol. XV, pag. 269. Secondo questa, convenzione, il Duca doveva essere pronto a difendere la Repubblica con 300 uomini d'arme, ad ogni richiesta; in caso d'altra impresa, doveva esserne avvertito tre mesi innanzi, e non era obbligato d'andare in persona; ma chiamato in tempo utile, poteva essere obbligato d'andare coi Francesi all'impresa di Napoli. Quest'ultima clausola conveniva al Duca, perchè, sapendo egli già di dovere andare coi Francesi, avrebbe avuto il danaro senza altri obblighi; conveniva ai Fiorentini, perchè, avendo preso impegno di aiutare il Re con uomini d'arme, potevano, quando vi fossero stati in un modo o l'altro costretti, con una medesima somma adempiere i due obblighi.

[469]. Il Buonaccorsi, nel suo Diario (pag. 44 e 45), non parla dell'andata nell'Elba; ne parlano però il Nardi e il Guicciardini (Storia d'Italia). Questi poi, nella sua Storia Fiorentina (cap. III, pag. 244), dice che il Valentino cacciò allora il Signore di Piombino, il che seguì invece più tardi.

[470]. Anche in questi mesi sono moltissime nell'Archivio fiorentino le lettere, ancora inedite, scritte dal Machiavelli in nome dei Dieci. Ne accenniamo solo qualcuna. Una del 18 maggio annunzia la condotta fatta col Valentino (Classe X, dist. 3, n. 96, carte 23). Un'altra del 28 dello stesso mese (ivi, a carte 41) dice che il Valentino, sopraggiunto, «colle sue innumerabili dishonestà, ha lacero et affamato la metà del paese nostro.» Una terza in data 2 giugno ordina di mandare via da Cascina donne e fanciulli, a cagione dell'esercito che passa. Una quarta, senza data (a carte 57 della stessa filza), ordina che si lascino libere le genti prese al Valentino, ad eccezione di Dionigi Naldi. Una del 16 luglio (a carte 77 retro) è diretta a Luigi Della Stufa, cui ordina di calmare le parti in Scarperia, e tener d'occhio le genti di Vitellozzo comparse colà.

Molte altre se ne trovano nella filza seguente, notata col numero 97. Diamo in Appendice, documento XIV, quella del 7 maggio a Giuliano Caffino. Con una lettera del 7 luglio si scrive a Piero Vespucci: T'imponiamo di non dare salvacondotto ad Oliverotto di Fermo. Se l'hai dato, ritiralo, e scrivi «che sia ritenuto e svaligiato, trattato da inimico» (a carte 73). Il dì 8 luglio allo stesso: Siamo lieti degli ordini dati contro Oliverotto. Si aspettano in Pisa 40 cavalli di don Michele. Se vengono «t'ingegnerai svaligiarli e trattarli da nemici.» Non andare però a cercar briga, che non vogliamo nuova guerra, se non la cercano essi, come sarebbe quando mandassero gente in Pisa (a carte 74). Il 13 ai commissarî di Livorno e Rosignano: Il signor di Piombino ci scrive che sono comparse sessanta vele di Turchi presso Pianosa, e pare vadano a Genova. Se sbarcano per cercar vettovaglie, lo permetterete, dicendo che siamo amicissimi del loro Signore. Se poi vogliono avanzarsi, cercherete fermarli, pigliando tempo per aspettare ordini (a carte 77). E così infinite altre.

[471]. Buonaccorsi, Diario, pag. 53.

[472]. Vedi nel Desjardins (Négociations, ecc., vol. II, pag. 43-69) le varie istruzioni date agli ambasciatori in Francia.

[473]. Machiavelli, Opere (P. M.), vol. III, pag. 330 e 332. Nell'agosto di quell'anno era stato inviato anche a Siena presso Pandolfo Petrucci, a Pistoia ed a Cascina. Vedi i documenti a pag. 358 dello stesso volume. Un altro documento lo farebbe credere inviato nel maggio a Bologna presso Giovanni Bentivoglio, ma non si riscontra che v'andasse poi di fatto.