[686]. Trovasi nelle Opere, vol. VI, pag. 494, in nota.
Fra le lettere di questa Legazione se ne trova una, segnata nelle Opere col numero XLII, e diretta ad un cittadino fiorentino in forma privata. Il Machiavelli scrive in essa di non poter fare altro che ripetere alla buona le cose già dette d'ufficio: «parlerò in volgare, se io avessi parlato con l'ofizio in grammatica, che non mel pare aver fatto.» Generalmente si suppone che sia scritta al Soderini: ma, a questo proposito, osserva giustamente il signor Nitti (op. cit., vol. I, pag. 261), che la forma ne è troppo familiare per poterlo credere. Egli la ritiene, invece, scritta ad un messer Tucci, che era allora dei Signori, e che, secondo una lettera del Buonaccorsi, in data del 4 dicembre, s'era molto doluto che il Machiavelli non gli avesse risposto; nè è impossibile che sia così, giacchè questi si scusa appunto del suo silenzio. La cosa del resto non ha importanza. Solamente notiamo che lo scrivere in volgare e non in grammatica non ha il significato di risentimento che gli attribuisce il signor Nitti, e che verso uno dei Signori il Segretario non avrebbe usato, come egli suppone, «vive e pungenti parole.» La lettera del Buonaccorsi, accennata dal signor Nitti, contenendo anche altre notizie sul Machiavelli, la diamo in Appendice, documento XXVI.
[687]. Opere, VI, 495. L'originale trovasi nelle Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 130, e non è scritto di mano di M. Virgilio, come afferma il Passerini, Opere (P. M.), vol. V, pag. 3, nota 1, ma di altro ufficiale della Cancelleria, con qualche postilla messa dal Machiavelli per suo uso. La minuta, non intera, che v'è unita, è della stessa mano, e non del Machiavelli, come afferma il Passerini.
[688]. Lettera del 22 gennaio 1504, da Milano.
[689]. Il signor Gaspar Amico, a pag. 182 del suo libro, La Vita di Niccolò Machiavelli (Firenze, Civelli, 1875), parla d'una gita finora ignota del Machiavelli in Francia, nel gennaio del 1502, e cita, in conferma di ciò, una lettera, che crede inedita, di Francesco Vettori, in data del 17 gennaio di quell'anno, da Pulsano. La lettera però, che trovasi non a carte 8, ma 83 del codice da lui citato (Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 4, n. 92) è scritta da Bulsano (Bolzano), e porta la data, non del 17 gennaio 1502, ma del 17 gennaio 1507, quando il Vettori era ambasciatore presso l'Imperatore. Al signor Amico è inoltre sfuggito, che la lettera da lui pubblicata è quella stessa che trovasi come terza nella Legazione all'Imperatore, nel 1507.
Una lettera poi di Niccolò Valori (Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 63) dà luogo ad una serie di congetture del signor Nitti (op. cit., vol. I, pag. 220, nota 1), che a noi sembrano assai poco probabili. Egli vede in essa la prova che il Machiavelli s'adoperasse col Valori a «ricondurre all'antica intima unione la casa Borgia col re di Francia.» Il Machiavelli avrebbe seguìto una politica per conto suo, cercando col Valori riannodare legami, pei quali essi non avevano ricevuto alcun incarico. Ma il Segretario dei Dieci non poteva pigliarsi queste libertà. Del resto tutto l'equivoco è nato dal non avere osservato che la data della lettera: Rouen, 7 marzo 1503, è secondo lo stile fiorentino, e risponde perciò al 7 marzo 1504, nello stile moderno. Allora Alessandro VI era morto, il Valentino era stato arrestato ad Ostia, e non contava più nulla. La lettera fu scritta dal Valori, quando il Machiavelli dalla Francia tornava in Firenze, ed accenna ad alcuni affari, di cui doveva per viaggio occuparsi a benefizio della Repubblica, in nome e per ordine del Gonfaloniere stesso. Non v'è quindi nulla di misterioso, e non c'entrano i Borgia.
[690]. Opere, vol. VI, pag. 564.
[691]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXVIII.
[692]. Buonaccorsi, Diario, pag. 88-89.
[693]. Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 113, foglio 32.