[719]. Matarazzo, op. cit., pag. 150.
[720]. Ibidem, op. cit., pag. 241.
[721]. Vedi la Legazione nelle Opere, vol. VII.
[722]. Buonaccorsi, Diario, pag. 102-103. Ascanio Sforza aveva da lungo tempo aspirato a governare Milano. Fin dal 10 settembre 1487, l'ambasciatore Lanfredini in Roma scriveva a Lorenzo il Magnifico, che il cardinale Ascanio gli aveva detto: «Io sono advisato da Milano, che il signore Lodovico è gravemente malato, et che sanza la grazia di Dio non può scapolare di questo male, et li medici ne parlano chiaro. Io, quando Dio facessi altro di lui, desidererei, come mi pare sia il dovere, di andare ad quello ghoverno, et nessuno credo li sia ad chi tocchi più che ad me, nè di chi quello Stato et quello signore» (il nipote Giovan Galeazzo ancora minorenne) «possa viver più quieto, per esser io suo barba, et etiam per essere nello habito che io sono di religione.» Chiedeva poi, per mezzo dell'ambasciatore, di essere a ciò aiutato da Lorenzo. Vedi le Lettere dell'ambasciatore Lanfredini, nell'Archivio fiorentino, Carte Medicee, filza LVIII.
[723]. Vedi la Commissione, nelle Opere, vol. VII, pag. 13. Nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 103 e seg., sono pubblicati i Capitoli proposti per la condotta.
[724]. Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a carte 151: Appendice, documento XXXIII. Vedi anche Canestrini, Scritti inediti, pag. 188, 190-91.
[725]. Lettere del 28 giugno: Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a carte 143.
[726]. Ibidem, n. 116, a carte 141t: Appendice, documento XXXIV.
[727]. Vedi questa Legazione nelle Opere, vol. VII, pag. 16 e segg.
[728]. Lettera del 17 luglio.