Lettera di Biagio Buonaccorsi a Niccolò Machiavelli in Francia. — 23 agosto 1500.
Honorando et charo mio Niccolò. Se io vi ho ad confessare la verità, questa vostra lettera ricevuta stamani mi ha facto un poco gonfiare et levare in superbia, vedendo che tra li Stradiotti[841] di Cancelleria pure tenete un poco più conto di me; et per non calare di questa mia opinione, non ho voluto ricercare se ci è vostre lettere in altri. Io ne ho preso piacere grandissimo, parendomi parlare con voi proprio et familiarmente, come eravamo usati; et ne havevo preso qualche poco di passione, havendo visto la prima volta vostre lettere, et non esser facto da voi mentione alcuna di me, dubitando che il proverbio che si dice vulgarmente — dilungi da ochio, dilungi da quore — non si verificassi in voi, il che questa vostra lettera ha cancellato: et così vi prego seguitiate quando vi avanza tempo, chè io per me non mancherò mai di fare mio debito verso di voi.
Io non voglio mancare di significarvi quanto le vostre lettere satisfanno a omniuno; et crediatemi, Niccolò, chè sapete che l'adulare non è mia arte, che trovandomi io ad leggere quelle vostre prime a certi cittadini et de' primi, ne fusti sommamente commendato; di che io presi piacere grandissimo, et mi sforzai con qualche parola dextramente confermare tale oppinione, mostrando con quanta facilità lo faciavate.[842] Et così dove io veggo potere giovare, lo fo, parendomi farlo per me proprio, come certamente fo; et pure stamani fui con Luca delli Albizi, col quale era di già stato Totto vostro fratello, et facto il bisognio: fece lo officio dello amico, come sempre è usato fare. Così messer Marcello, insieme con Totto vostro, fa omni cosa obtegniate il desiderio vostro;[843] et credo per adventura, avanti il serrare di questa, harà effecto; et non lo havendo così hora, lo harà un'altra volta. Scrivete pure a Totto che non la stachi, perchè stamani mi dixe: — Se io non la fo hoggi, io me ne andrò in villa, etc. — Voi sete savio, et basti.
La vostra lettera mi dètte il nostro messer Marcello, et seco era Totto, al quale havea date le altre vostre fidelissimamente. Così havea mandate quelle di Francesco[844] ad casa sua per huomo ad posta, chè per non mi sentire bene non ero in Cancelleria: basta che hanno havuto optimo ricapito, et così haranno tutte le altre.
Io ho messo da uno canto tutt'i piaceri che io ho, sendo qui, et tutti li altri che io harei, sendo costì; et certamente lo essere insieme con voi dà il tracollo alla bilancia; pure bisognia havere patientia, da che non si può: et se voi continuerete nello scrivermi anchora, mi sarà manco grave questa vostra absentia, di che io vi prego quanto più posso.
Io feci la ambasciata del parcatis a messer Cristophano. Mi respose che alla tornata vostra facessi motto a Lione al Rosso Buondelmonti, che da lui sarete informato di tutto, per essere pratico, etc.
Dapoi la partita vostra habbiamo perso Libbrafacta et il bastione della Ventura, et per anchora Pisani sono signori della campagnia.
Pistoia ha facto grandi movimenti, et la parte Cancelliera ha cacciato la parte Panciatica con grande arsione di case et botteghe, et morte di qualche huomo; pure la parte restata superiore si dimostra fidelissima et observantissima di questa Excelsa Signoria. Dio ne aiuti, chè ce n'è bisogno.
Niccolò, io vi prego che a mia contemplatione spendiate uno scudo in guanti et dua scarselle di tela, delle più piccole trovate, et qualche altra zachera, che ve ne rimborserò a chi mi ordinerete. Così vi prego mi mandiate uno stocco, ma lo voglio in dono, poichè non ho havuto quello mi promectesti alla partita. E raccomandatemi quanto più possete al nostro Francesco Della Casa, et me li offerirete in tutto quello li accaggia di qua, et che lui stimi si possa fare per me. Nec plura. A voi mi raccomando quanto più posso, et prego Dio vi guardi dalle mani di Svizeri.
Florentie, die xxiij augusti M. D.