1498 (s. n. 1499) Die ultimo Januarij, in Cons.º X cum additione.
Ser Jacobo Venerio Provisori nostro.[830]
Non ve replicheremo altramente la propositione factane dal Magnifico Petro de Medici circa Paulo Vitellio, sì per esser sta prima da vui particolarmente significata, si etiam perchè la resposta nostra ve la farà manifesta; la copia de la qual ve mandamo qui introclusa, non perchè la participiate cum alcuno, ma solum per instructione vostra. Vederete per essa nostra resposta tutto el sentimento et resolutione nostra, et anche el desiderio habiamo de vederne presto alcuno effecto, et perhò habiamo deliberato cum el Conseglio nostro di Dieci, cum la Zonta, scrivervi le presente. Et volemo che, zonto el Magnifico Pietro, de lì insieme cum lui vui intrate in questa pratica, cum quella più secreta et cauta via vi apparerà esser cum decoro de la Signoria nostra, forzandovi vederne, senza interpositione de tempo, l'exito de la cosa, cum tal fundamento, che intendiamo subito, et vediamo la ultimatione de tal practica; et se cum Nui se prociede cum quella rectitudine, che Nui procediamo cum altri. Et perchè potria occorrer che sopra doi articoli Paulo Vitellio fusse renitente, et movesse difficultà, come anche de qui ha cegnato el Mag.co Pietro, habiamo deliberato in chadauno de loro resolverne et dechiarirve la mente nostra, per trunchar ogni forma de dilatione che per questo potesse esser introducta.
Primo el potria esser che Paulo Vitellio non se contentasse del solo titulo de Capitanio de' Fiorentini, nel qual caso el M.co Pietro ha proposto che per nui se li desse titulo de Vicario nostro. Ad questo ve dicemo che, occorrendo tale difficultà, vui promettiate tal titulo, et dagate speranza che per questo la cossa non resterà de recever bon fine. Preterea, se dicto Paulo omnino volesse, ultra la conducta de cavalli, per li quali l'ha el stipendio de ducati XL,[831] alcuno numero de fanti, come se affirma lui haver da Fiorentini, etiam in questo affirmerete che nui seremo contenti contribuir insieme cum Fiorentini la portion nostra de la spesa de dicti fanti, in caso che i se habino adoperar. Queste sono le doe particularità ve habiamo voluto far intender resolutamente, per remover ogni termino de dilatione. Vui però non procederete a la promissione de quelle, nisi vedendo, che altramente far non potesti, et che la conclusione se differisse, over se rompesse per esse difficultà, over alcuna de quelle. Et però, in tal caso, semo contenti vui li possiate prometter cum le altre condicion contenute et expresse ne la resposta nostra. Sollicitate adunque cum ogni vostro studio et diligentia stringer questa pratica a la fine; et venendo Paulo Vitellio ad alcuna resolutione, lo farete confortar ad mandarne subito suo nuncio, cum pieno et sufficiente mandato, azò se possi far la sigillatione. Et tutto questo ordine tenerete apresso vui secretissimo, quanto recercha la importantia sua, dandone hora per hora diligentissimo adviso de ogni successo.
| De parte | 29 | |
| De non | 1 | Facte et misse littere cum incluso exemplo. |
| Non sincere | 0 |
DOCUMENTO XII. (Pag. [333])
Lettera, senza firma e senza indirizzo, che discorre della cattura di P. Vitelli.[832]
Sendo pervenuta nelle mani d'un mio amico una lettera sopradscripta ad m. Jacobo Corbino canonico pisano, me la portò, et io per lo officio mio apertola, non mi maravigliai tanto del subbiecto di epsa, quanto io mi maravigliai di voi che lo havessi scripto, perchè io mi persuadevo che ad uno huomo grave, quale sete voi, et ad una persona publica, quale voi tenete, si aspectassi scrivere cose non disforme alla professione sua. Hora come e' sia conveniente ad un secretario di cotesti magnifici Signori notare d'infamia una tanta Republica, quale è questa, ne voglio lasciare fare iuditio ad voi, perchè di quello che dite contro ad qualunque pontentato di Italia, se ne ha più ad risentire e' Signori vostri che alcuno altro; perchè, sendo voi la lingua loro, si crederrà sempre che quelli ne sieno contenti, et così venite ad partorire loro odio sanza loro colpa. Nè io mi sono mosso ad scrivere tanto per purghare le calunnie, di che voi notate questa Città, quanto per advertire voi adciò per lo advenire siate più savio, il che mi pare essere tenuto ad fare, sendo noi sotto una medesima fortuna. Fra molte cose che dimostrono[833] li (sic) huomo quale e' sia,[834] non è di poco momento el vedere, o come egli è facile ad credere quello che li è decto, o cauto ad fingere quello che vuole persuadere ad altri; in modo che ogni volta che un crede quello che non debbe, o male finge quello che vuole persuadere, si può chiamare et leggiere et di nessuna prudentia.
Io voglio lasciare indirieto la malignità dello animo vostro, demostrato per queste vostre lettere; ma solo mi distenderò in demostrarvi quanto ineptamente o voi avete creduto quello vi è suto referito, o fincto quello desideravi si disseminassi in infamia di questo Stato. Io vi ringratio prima della congratulatione fate col Pisano, per la gloria che ad vostro iuditio hanno adquistata, et per la infamia ne haviamo reportato noi, condonando tucto alla affectione ci portate. Di poi vi domando, come può stare insieme, che questa Città habbi speso un tesoro da non poterlo extimare, et li Pisani si sieno difesi sanza fraude di Pagolo Vitelli, come voi volete inferire.[835] Appresso vi domando, quale sana mente o quale bene edificato ingegno si persuaderà o che Pagolo Vitelli ci habbi prestati danari, o che la cagione dello haverlo preso[836] sia per non pagharlo. Nè vi advedete, povero huomo, che questo totalmente excusa la Città nostra et accusa Pagolo; perchè ogni volta che un crederrà che Pagolo ci habbi prestati danari, crederrà de necessitate che Pagolo sia tristo, non potendo haver avanzato danari, come ognun sa, se non o per corruptione factegli, perchè c'inghannassi, o per non havere tenuta ad un pezo[837] la conpagnia. Donde ne nascie che, o per non havere voluto, sendo corropto, o per non [hav]ere potuto, non havendo la conpagnia, ne sono nati per sua colpa infiniti mali ad la nostra [Città; et] merita l'uno o l'altro errore o tucta dua insieme (che possono stare), infinito [castigo].[838] Alle altre parti della lettera vostra, per essere fondate tucte in su questi due [errori],[839] non mi occorre rispondere; nè mi schade etiam iustificarvi la captura, come cosa che non mi si aspecta ad farla; et quando mi si aspectassi, ad voi non si richiede lo intenderla. Solum vi ricorderò che non vi rallegriate molto delle pratiche, che voi dite andare attorno, non sapiendo maxime le contrappratiche che si fanno; et admunirodvi, fraterno amore, che quando pure voi vogliate per lo advenire seguitare nella vostra captiva natura di offendere sanza alcuna vostra utilità, voi offendiate in modo che ne siate tenuto più prudente.