Machiauellis, apud Ill. Ducem

Valentinensem.

A Imola.

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Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 28 ottobre 1502.[892]

Niccolò, anchora che voi siate savio et prudente, et che la mia sia presumptione ad volervi ricordare come habbiate ad scrivere, et di quelle cose maxime che a omni hora vedete in viso; tamen io vi dirò brevemente quello mi occorre, non obstante che qui io habbi facto il debito mio, in tutti quelli luoghi et con tutti quelli che vi havessimo volsuto dare carico. Et prima vi ho ad ricordare lo scrivere più spesso, perchè lo stare otto dì per volta ad venire quagiù vostre lettere, non passa con vostro honore, nè con molta satisfactione di chi vi mandò; et siatene stato ripreso da' Signori et dalli altri, perchè, sendo coteste cose della importantia sono, qui si desidera assai intendere spesso in che grado si truovino. Et non obstante che voi habbiate scripto largamente le genti che si truova cotesto Principe, et li aiuti in che li spera, et il prompto animo suo ad defendersi; et che voi habbiate benissimo dichiarato et le forze sua et quelle delli inimici, et messole avanti alli ochi, tamen voi fate «una conclusione troppo gagliarda» quando voi scrivete, che «li inimici non possono horamai nuocere molto a cotesto Signore;» et a me pare, nonchè di questo ne habbiate havuto carico che io sappia, che voi non ne possiate fare iudicio così resoluto, perchè costì ragionevolmente, et secondo havete scripto, non si debbano publicare li progressi delli inimici, et che forze si habbino così ad punto, da che ha ad nascere il iudicio vostro. «Et qui per diversi advisi si intende le cose de la lega essere gagliarde, et non si fa molto buono iudicio de le cose di cotesto Signore:» sì che come voi havete facto et prudentemente, discorso che havete particolarmente tutto quello ritrahete, «del iudicio rimetetevene a altri;».... et non me ne rispondete cosa alcuna.[893]

La lettera al Salviato si presentò, et lui ve ne risponde. Et scrivendomi voi che, riscotendo, vi mandi la berretta, non havendo riscosso, non credo la vogliate; volendola a omni modo, advisate che la comperrò del mio, et con più rispiarmo potrò. Le altre vostre a Niccolò et Albertaccio similmente si presentorono; et io di bocca feci lo officio da amico con Piero Soderini, leggendoli la vostra; perchè nell'ultimo, dove voi chiedete licentia o etc., lui rise; et io seguitai con dire che mi havate scripto, che se non eri provisto ve ne verresti, perchè havate inteso che qui non si stantiava se non alli electi per li Ottanta, et che voi non volavate consumarvi.[894] Ridendo mi rispose et dixe: — Elli ha ragione, ma li scrive troppo di rado, — et così finirono li nostri ragionamenti. Et io vi conforto ad non adormentarvi, perchè voi non ritrarresti mai il servito; governatevi hora come meglio vi pare....

Il signore Niccolò Valori mi ha facto fare dua lettere in nome vostro, una al signore Luigi Venturi, et l'altra al signore Giannozo, pregandoli vi provegga: et in effecto mi hanno promesso lo faranno. Io ci uso ogni extrema diligentia, et credo bucherare tanto, ve li manderò. Nec plura.

Florentie, die 28 octobris 1502.

Blasius.

Nicolao Maclavello, suo