[1]. Gino Capponi, in uno de' suoi Pensieri, osservando che l'America doveva aver nome da Cristoforo Colombo, e lo ebbe invece da Amerigo Vespucci; il secolo XVI da Giulio II, e lo ebbe da Leone X, conclude: «Coloro cui spettava l'onore secondo presero il primo; due Fiorentini lo tolsero a due Genovesi.» Scritti editi ed inediti. Firenze, Barbèra, 1877, vol. II, pag. 452.

Un altro moderno scrive: «Als den Gründer des Kirchenstaates betrachtet ihn (Julius II) der politische Geschichtschreiber, als den wahren Papst der Renaissance preist ihn der Kunsthistoriker, und gibt ihm zugleich den Ruhmestitel zurück, welchen unbilliger Weise sein Nachfolger Leo X an sich gerissen hatte. Das Zeitalter Julius' II ist das Heldenalter der italienischen Kunst.» A. Springer, Raffael und Michelangelo, pag. 101. Leipzig, Seemann, 1877-78. Questa è una delle migliori opere scritte recentemente sui due grandi artisti e sull'arte italiana nel secolo XVI. — Il Creighton, History of the Papacy, vol. IV, pag. 77 dice: «He (Julius II) may be forgotten as a warrior, as a statesman, but he will live as the patron of Bramante, Raffael and Michelangelo.»

[2]. Jacob Burckhardt così nella sua opera: Geschichte der Renaissance in Italien (Stuttgart, 1868), che tratta principalmente dell'architettura, come nell'altra, intitolata: der Cicerone (dritte Auflage. Leipzig, Seemann, 1874), che è una Guida artistica dell'Italia, fa osservazioni e dà sull'arte giudizî autorevolissimi ed originali.

[3]. Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom, vol. VIII, pag. 145. Stuttgart, 1872.

[4]. Il valore scientifico di Leonardo è stato recentemente, coll'esame de' suoi manoscritti, pubblicati dal Ravaisson, dal Richter, e dall'Accademia dei Lincei, messo in nuova luce dal sig. G. Séailles, nella sua pregevole opera, Léonard de Vinci, l'artiste et le savant. Paris, Perrin et C.ie, 1892.

[5]. A questo proposito osserva il Burckhardt: «Man darf nicht sagen dass er sich zersplittert habe, denn die vielseitige Thätigkeit war ihm Natur.» Der Cicerone. Leipzig, 1874, pag. 946.

[6]. Come è noto, il gran capolavoro fu recentemente trafugato dal Louvre dove si trovava, nè è stato ancora (1912) rinvenuto.

[7]. Un artista che, in mia presenza, dipingendo un ritratto, si provò a fare lo stesso, dovette subito smettere, perchè il suo pennello obbediva al ritmo della musica.

[8]. Vedi il mio libro: Storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi (Firenze, Successori Le Monnier, 1887), vol. I, pag. 314.

[9]. Si riscontri a questo proposito A. Gotti, Vita di M. Buonarroti narrata con l'aiuto di nuovi documenti (Firenze, tipografia della Gazzetta d'Italia, 1875), vol. II, pag. 35 e seg.