[30]. Allude alle guerre del Valentino in Romagna, e più particolarmente al fatto di Sinigaglia.
[31]. Ariosto, Opere minori, vol. I, satira I, pag. 159-60.
[32]. Opere minori, vol. I, satira II, pag. 166 e seg.
[33]. Nelle Memorie scritte dal figlio dell'Ariosto, riportate dal Barotti, nella sua Vita di L. Ariosto. Ferrara, Stamperia Camerale, 1773; ed in Carducci, op. cit., pag. 202.
[34]. Baruffaldi, Vita di Lodovico Ariosto: pag. 137. Antonio Cappelli, Lettere di L. Ariosto con prefazione e documenti. Bologna, 1866, 2ª ediz., pag. XLV-VI.
[35]. Orlando Furioso, XIX, 7.
[36]. Ibidem, XIX, 10.
[37]. Oltre le storie letterarie e molte opere assai note sull'Ariosto, vedi le Notizie per la vita di L. Ariosto, tratte da documenti inediti da C. Campori (Modena, Vincenzi, 1871, 2ª ediz.); Panizzi, The life of Ariosto, premessa all'edizione dell'Orlando Furioso, da lui pubblicata in Londra nel 1834; il libro più volte citato del Carducci sulle Poesie latine edite ed inedite di Lodovico Ariosto; e l'altro pubblicato dal Cappelli, Lettere di Lodovico Ariosto, tratte dall'Archivio di Stato in Modena, con prefazione, documenti e note. Bologna, Romagnoli, 1866. — Un'opera di altissimo valore è quella del prof. Pio Rajna, Le fonti dell'Orlando Furioso. Firenze, Sansoni 1876, e nuova edizione nel 1900. Tutta la materia del poema e le sue fonti sono dall'autore esaminate con la sua grande e ben nota dottrina. Nella Introduzione egli ci dà in breve la storia dei poemi cavallereschi, concludendo che con quello dell'Ariosto è cominciata la imitazione, ed è «venuto a termine quel periodo fortunato, quando il classicismo serviva a promuovere l'originalità,» periodo nel quale si trovò il Boiardo. A noi veramente sembra invece, che nell'Ariosto appunto si veda come lo studio dei classici potè promuovere quella originalità poetica, che in lui certamente più che in ogni altro si ritrova. Nell'Ariosto non v'è decadenza, ci pare, ma invece, letterariamente parlando, il più splendido fiore dell'arte e del poema cavalleresco, che solo dopo di lui comincia a decadere. Se si ragiona della materia del poema, il Boiardo ebbe certo maggiore originalità, essendo stato colui che primo la concepì; l'Ariosto non fece che svolgerla e continuarla. Ma, se nell'arte la forma è sostanziale, non si potrà dire, a me pare, che nel Boiardo si veda, più che nell'Ariosto, come il classicismo abbia in Italia promosso la vera originalità poetica. E tanto meno si potrà, se si riflette che la materia del poema cavalleresco ha poco o nulla di comune col classicismo, il quale fece sentir la sua azione benefica appunto nella forma, che non è certo nel Boiardo correttissima. Il prof. Rajna paragona l'Ariosto a Raffaello, che dipingeva Madonne molto umane, e gli contrappone il Beato Angelico, che dipingeva creature veramente celesti. E sia pure. Ma direbbe egli che in Raffaello il classicismo abbia promosso l'originalità meno che nel Beato Angelico? Si potrà dir solo che il sentimento religioso si manifesta più vivo nei Santi e nelle Madonne dell'Angelico. E se è vero, come noi crediamo, che nell'Ariosto ed in Raffaello si trovi maggiore e più vera originalità artistica, non sapremmo sottoscrivere a queste altre parole dell'illustre scrittore: «Al Boiardo, oltre all'attitudine dell'ingegno, era toccata la sorte di nascere al momento opportuno. Nè prima nè poi sarebbe stato possibile neppure a lui di congiungere la freschezza, la spontaneità spensierata del poeta popolare colla castigatezza, colla esatta e chiara conoscenza degli scopi e dei mezzi proprî del poeta d'arte. Nell'Ariosto, giunto un po' tardi, l'artista è sommo; ma la conoscenza dei classici non si trasforma più in forza viva; al processo di ricreazione si sostituisce l'imitazione.» Rajna, op. cit., pag. 33-34.
Questo è ciò che il Rajna scrisse nella prima edizione del suo classico libro. Nella seconda attenuò e modificò alquanto il suo pensiero. Io avrei perciò soppresse le osservazioni da me qui sopra fatte. Le lascio tuttavia per due ragioni. Perchè esse valgono sempre a render più chiaro quale è il mio pensiero nella questione. E perchè, quando si tratta di un uomo illustre come il Rajna, le varie forme che ha prese il suo pensiero serbano un valore storico, anche se hanno poi subìto qualche modificazione.
[38]. Sebbene la schiavitù fosse da lungo tempo abolita in Italia, massime a Firenze, pur v'erano ancora schiave orientali.