[118]. Opere, vol. VII, pag. 240. Lettera del 20 febbraio.

[119]. Opere (P. M.), vol. V, pag. 373 e 378.

[120]. Lettera 7 marzo 1508/9. Opere, vol. VII, pag. 240.

[121]. Il Guicciardini, che è sempre poco benevolo al Soderini, dice che questa elezione fu deliberata, perchè le cose «si facessino con più ordine e più riputazione, non si trovando in campo pel pubblico altri che Niccolò Machiavelli, cancelliere dei Dieci.» Storia fiorentina, pag. 381. V'era però, come abbiam visto, anche il Capponi.

[122]. Guicciardini, Storia fiorentina, cap. XXXIII, pag. 387-8; Buonaccorsi, Diario, pag. 138-9.

[123]. L'ambasceria era composta di cittadini e contadini. Il Guicciardini (Storia fiorentina, pag. 332) dice che in tutto erano 20; l'Ammirato (Istoria fiorentina, vol. V, lib. XXVIII, pag. 497: Firenze, Batelli, 1846-1849) dice che il salvocondotto fu concesso a 24 persone. Secondo le stampe il Machiavelli direbbe, che col seguito erano in tutto «una caterva di 161, o più.» Opere, voi. VII, pag. 255. Nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 392, si legge: «una catena di 161, o più.» L'autografo però dice: «una catena di 16, o più.» Fu preso per un 1 il punto che è dopo il 16, e che gli antichi solevano mettere dopo le cifre.

[124]. Vedi la lettera e la Commissione dei Dieci in data 10 marzo 1508/9, Opere (P. M.). vol. V, pag. 384.

[125]. Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 387 e seg.

[126]. Opere, vol. VII, pag. 249 e segg. Lettera del 15 marzo 1508/9.

[127]. La lettera dei Dieci è in data dei 5 aprile, e sopra v'è scritto: Cito
ito [ovunque] sia per via. Gli ordinava di trovarsi in Firenze lo stesso giorno, con tutte quelle genti aveva seco, o quante poteva: «Sollecita quanto puoi, perchè il caso lo ricerca.» Questa lettera è pubblicata nelle Opere (P. M.) fra quelle della Commissione al campo contro Pisa. Ne sono aggiunte altre che si trovano fra le Carte del Machiavelli, scritte da Firenze in nome dei Dieci, indirizzate a lui in campo, e firmate col suo nome. Parrebbe così che il Machiavelli scrivesse da Firenze lettere al Machiavelli nel campo di Pisa, tanto più che gli editori (P. M.) non danno spiegazione del fatto strano. Ma ritenendo egli sempre l'ufficio di segretario dei Dieci, la cancelleria continuava a porre in fine delle lettere d'ufficio, secondo l'uso, il nome del segretario, sia in esteso, sia con le sole iniziali, anche se il titolare era assente. Nè le lettere, nè la firma sono, com'è ben naturale, di mano del Machiavelli.