[217]. Buonaccorsi, Diario, pag. 162, copiato dal Nardi, vol. I, pag. 448; Sismondi, vol. VII, pag. 353; Ammirato, ad annum; Gaspare Amico, Vita di N. Machiavelli, pag. 348-50.

[218]. I Fiorentini volevano dapprima fare addirittura col principe di Monaco un trattato per dieci anni (V. Opere, vol. VII, pag. 391); ma poi, considerando che esso esercitava colà una specie di pirateria, credettero che l'accordo fosse «dishonorevole et anche pericoloso,» e mutarono avviso. V. G. Rossi, Il diritto di porto della Città di Monaco e N. Machiavelli, nell'Arch. Stor. It., S. V, vol. IV, pagina 190 e seg. V. anche Opere (P. M.), vol. I, pagina LXXIX e Gaspar Amico, Vita di N. Machiavelli, pag. 352, nota 3 e pag. 353, nota 1.

[219]. Fin dall'aprile 1510 i Veneziani avevano invano avvertito il Papa, che il Cardinale era amico dei Francesi. Vedi Brosch, Papst Julius II, pag. 224. I sospetti che correvano allora intorno alle relazioni del Papa col Cardinale, dimostrano la corruzione dei tempi e la pessima opinione che s'aveva dei costumi di Giulio II. Certo la sua vita giovanile dava ragione a molte accuse; ma i fatti particolari, cui ora si alludeva, erano tutt'altro che provati. E di ciò conviene lo stesso Brosch, il quale, sebbene abbia scritto il suo libro con animo ostile a Giulio II, più di una volta, dopo essersi lungamente fermato ad esporre ed esaminare le oscene accuse, deve anch'egli finir col dire, che non sono in nessun modo provate: «Die empörenden Beschuldigungen, welche deshalb auf Julius' Namen gehäuft wurden, fallen zurück auf die Lästerer jener Zeit, und sind unzweifelhaft ein Nachklang ihrer Reden, während es höchst fraglich ist, ob der Papst solche wirklich verdient habe,» pagina 224.

[220]. Sismondi, vol. VII, cap. IX; Gregorovius, vol. VIII, cap. I, pag. 65-7. Di questi fatti parlano ancora tutti gli storici veneti, come il Bembo, il Priuli, Marin Sanuto, ecc. Ne parla anche Paride de' Grassi, il quale più di ogni altro si mostra avverso al cardinale Alidosi, «qui pastor servare Bononiam debuit et potuit, prodidit et perdidit, die iovis XX Maii, hora circiter XX.» Secondo lui il Cardinale era d'accordo coi nemici, ma ciò non è affermato dagli altri storici. Paridis Grassi, Diarium Pontificatus Julii II, vol. II, a c. 146t (Biblioteca Nazionale di Firenze, Ms. Magliab. ii, II, 145). Ed a carte 147, egli aggiunge che i cittadini più fedeli al Papa volevano difendere le porte di Bologna, e si rivolsero a lui; «sed is qui ad malum natus est, et qui populum et civitatem ac Pontificis honorem barbaris vendere statuit, blande respondit: non timendum esse, quoniam optime rebus omnibus et saluti omnium consuluisset. Itaque, cum alii ad eum confugerent hoc idem annuntiantes, ipse Iudas proditor, simulato habitu, cum suis satellitibus, fere centum, aufugit ex palatio.»

[221]. «Si in manus meas veniet dux nepos meus, quadripartitum eum faciam ex merito suo.» Invece quando gli fu detto della perdita della città e della colpa del legato, annunziò il fatto ai cardinali con poche parole: «Uno verbo captam esse Bononiam ab hostibus indicat, non tamen legatum dixit in hoc peccasse.» Diarium cit., a c. 14t.

[222]. «Bone Deus, quam iusta sunt iudicia tua, unde tibi omnes gratias agimus, quod de proditore perfido dignas prodictionis suae poenas sumpsisti; et licet homo hoc fecerit supplicium, tamen a te sine quo nec folia in arbore movetur, commissum aut saltem permissum credimus, ideoque gratias rursus tibi agimus.» Diarium cit., a carte 148t. Vedi anche Reumont, Geschichte der Stadt Rom. vol. III, parte II, pag. 40 e seg.; Brosch, Papst Julius II, pag. 222 e seg.

[223]. Vedi a questo proposito il documento pubblicato dal Tommasini (I, pag. 702-3), nel quale si discorre di radunare il Concilio a Firenze.

[224]. Filippo de' Nerli, Commentarii dei fatti civili occorsi dentro la città di Firenze. Augusta, 1728, lib. V, pag. 102-3; Guicciardini, Storia d'Italia, lib. IX, cap. 4.

[225]. Gregorovius, Geschichte, etc.; P. Lehmann, Das Pisaner Concil von 1511, Inaugural Dissertation: Breslau, Jungfer, 1874.

[226]. L'Amico, Vita di N. Machiavelli, a pag. 356 e 357, in nota, pubblica, ma con alcuni errori, due lettere, una in data del 7 settembre 1511, scritta dal Papa contro il Concilio, l'altra del 27, scritta dall'Imperatore a favore di esso. Le diamo in Appendice, doc. XIV, dopo averle collazionate cogli originali, che sono nell'Archivio fiorentino.