[247]. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 64.
[248]. Storia d'Italia, vol. V, pag. 74-5. È il numero di quelli entrati in più tempi nella città. Il Buonaccorsi, infatti, che qui è di continuo copiato dal Guicciardini, dice che, prima di entrare in Bologna. Gastone aveva 800 lance e 10,000 uomini. (Diario, pag. 166). Così con quelli che già erano dentro, s'arriva presso a poco al totale che è dato dal Guicciardini.
[249]. Il Buonaccorsi dice: 250 lance e 2000 fanti.
[250]. Queste sono le cifre date da Francesco Pandolfini oratore fiorentino presso Gastone de Foix (Desjardins, op. cit., vol. II, pagina 581 e seg.). Quelle date dal Buonaccorsi e dal Guicciardini, nella sua Storia d'Italia, differiscono alquanto da queste, e non vanno neppure d'accordo fra loro, come sono diverse ancora quelle che Iacopo Guicciardini mandava, in una sua lettera da Firenze, al fratello Francesco, allora nella Spagna. Vedi Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 36 e seg.
[251]. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 98.
[252]. Lettera di Iacopo Guicciardini al fratello. Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 41; Relazione dell'Ambasciatore Francesco Pandolfini sulla battaglia di Ravenna, in Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 584.
[253]. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 93-113, lib. X, capitolo IV. Questo autore dice che i morti nella battaglia di Ravenna furono 10 mila (pag. 110). Il Buonaccorsi invece (Diario, pag. 174) dice 4 mila Francesi e 12 mila confederati. Piero Guicciardini, scrivendo al figlio nella Spagna, il 30 aprile 1512, scriveva che in tutto morirono 16 mila uomini, un terzo dei quali Francesi (Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 47). Iacopo invece scriveva al fratello (ibidem, pag. 36 e seg.) che, secondo alcuni, i morti erano stati 12 mila, un terzo dei quali Francesi; secondo altri, 20 mila. Francesco Pandolfini, ambasciatore fiorentino presso Gastone di Foix, dice nella sua relazione, come il Buonaccorsi, che erano cioè morti 4 mila Francesi e 12 mila Spagnuoli (Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 581). Il Buonaccorsi assai probabilmente prese le sue cifre dal Pandolfini.
[254]. Francesco Vettori, Sommario della Storia d'Italia dal 1511 al 1527, pag. 287 (in Arch. Stor. It., Appendice, vol. VI, p. 287). V. anche Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 143 e seg.
[255]. Le lettere di G. V. Soderini scritte nel luglio ed agosto 1512 e le Consulte e Pratiche tenute negli stessi mesi possono leggersi nel Tommasini, vol. I, Appendice, doc. XIV e XV.
[256]. Il testamento è del 16 maggio 1512, e fu dato in luce da D. S. Razzi, nella sua Vita di Piero Soderini, Padova, 1737.