[257]. Vettori, Sommario, pag. 289-90.

[258]. Trovasi nelle Opere, vol. I, pag. CXXXIII.

[259]. Questo Consulto, che è a stampa senza data (Opere, vol. IV, pag. 455), parla solo del signor Iacopo, senz'altro. Gli editori delle Opere (P. M.) credettero che fosse Paolo Corso (vol. IV, pag. 358), e così credette anche G. Livi (La Corsica e Cosimo I de' Medici, pagine 18-19), il quale lo dice poi eletto capitano delle fanterie nel 1514, per consiglio del Machiavelli, che invece era stato già destituito nel 1512. Nell'edizione delle Opere minori del Machiavelli (Firenze, Le Monnier, 1852), una nota, ripetuta anche nell'edizione fiorentina di tutte le Opere, fatta nel 1857, suppone che si parli invece di Iacopo Savelli. E così deve essere certamente, perchè nel Codice Ricci il Consulto ha, nel titolo, la data del 6 maggio 1511, ed il nome di Iacopo Savelli. Vedi anche il Codice 47, LVIII, pag. 152 della Barberiniana di Roma.

[260]. Opere, vol. VII, pag. 420-1.

[261]. Scritti inediti pubblicati dal Canestrini, pag. 368 e seg.

[262]. Vedi la Provvisione nelle Opere, vol. IV, pag. 447. Il Codice Ricci contiene alcune bozze delle Provvisioni sull'Ordinanza, e qualche frammento, assai monco, di lettere o discorsi sulla stessa. Il Tommasini, fra molti estratti del Codice, pubblica anche questi. Noi diamo qui solo un brano che ci pare notevole, e sul quale avremo forse occasione di tornare. Parlando delle obbiezioni che si facevano al modo di formare l'Ordinanza a cavallo da coloro i quali dicevano di temere che i capi di essa potessero farsi tiranni, il Machiavelli osserva: «Chi pensa ad ogni inconveniente che può nascere, non comincia mai cosa alcuna, perchè questa è una massima, che non si cancella mai uno inconveniente, che non se ne scoprisse uno altro, e sempre si pigliano le cose manco ree per buone. E veramente, quando pure il tiranno venisse, egli è manco male stare a discrezione de' suoi che delli esterni, come stanno le città prive dell'armi che sieno loro, come è la vostra. E così fosse questa cosa, o simile, intesa come ella è necessaria a non volere stare con il più tristo facchino che vesta armi in Italia.» Bibl. Naz. di Firenze, Cod. Palat. E. B. 15, 10 a c. 68.

[263]. Scritti inediti, pag. 382-4.

[264]. Opere, vol. VII, pag. 420-26; Scritti inediti, pag. 378-80.

[265]. Opere, vol. II, pag. 428.

[266]. Scritti inediti, pag. 385-94.