[327]. Lettera 13 marzo 1512/3. Opere, vol. VIII, pag. 29.

[328]. Il Ricci, come abbiam visto, parla di soli quattro tratti di corda, il Machiavelli, invece, qui scrive che furono sei. Non dovrebbe quindi esservi dubbio, sebbene, come si vedrà, questi sonetti non siano documenti storici.

[329]. «Parlò in questo epitaffio il Machiavelli come poeta, perchè quando trattava da vero e non da gioco o per burla, e lo lodava e lo hebbe sempre in gran concepto.» Priorista del Ricci, Quartiere Santo Spirito, a c. 27.

[330]. G. Rosini, Luisa Strozzi. Firenze, Le Monnier 1858, pag. 217 e 218; Artaud, Machiavel, son génie et ses erreurs. Paris, 1833, volumi due. Vol. I, pag. 225 e 226. Il Rosini dice in una prima nota (pag. 217): «Gli autografi di questi sonetti furono rinvenuti a caso dal signor Giuseppe Aiazzi fiorentino, che me ne ha favorito la copia. Essi passarono poscia in Inghilterra.» E nella nota seguente: «Pare che sieno P uno e l'altro indirizzati a Giuliano de' Medici, fratello di Leone X.» L'Artaud dice, nella nota a pag. 227 del vol. I, che il signor Aiazzi, il quale anche a lui comunicò i due sonetti, «les a trouvés, écrits de la propre main de Machiavel, sur deux feuilles placées dans un volume anciennement imprimè, comme pour indiquer un passage remarquable. Le propriétaire du livre, après en avoir tiré copie, a vendu les originaux dix louis à un seigneur anglais, qui doit aujourd'hui les posséder à Londres.» Non se ne è però saputo altro.

[331]. In un fascicolo, che trovasi in fondo della cassetta VI, c'è un foglio, su cui sono scritti i due sonetti, con la dichiarazione del Gelli, che li dice copiati dall'autografo venduto a un Mr. Clanton o Clarton (non si legge chiaro), per 34 piastre.

[332]. Di questa opinione fu anche il professore G. Carducci che noi interrogammo.

[333]. Oltre a ciò che abbiamo già osservato sul numero dei tratti di corda avuti dal Machiavelli, i sonetti descrivono con esagerazione l'orrore, il puzzo del carcere e lo strepito delle catene: parrebbe anzi da essi che il Machiavelli stesso fosse incatenato, di che non è cenno alcuno nelle lettere che egli scrisse al Vettori. Certo è però che i prigionieri venivano allora incatenati, ed è possibilissimo che il Ricci non sapesse il numero preciso dei tratti di corda.

[334]. Il Tommasini (II, 69, nota 2) dice: — È singolare che al Villari sia parso prima di poter dubitare dell'autenticità dei sonetti, portandone poi un giudizio morale alquanto artificioso, deplorando che il Machiavelli sia sceso tanto basso da deridere i compagni che subirono l'estremo supplizio. Questa derisione non si trova in alcuno dei due sonetti. Il Machiavelli non aveva compagni; ma cagioni della sua sventura. — Come il lettore può facilmente vedere, io ho detto invece che, secondo me, i sonetti sono del Machiavelli, sebbene qualche cosa potrebbe far nascere dei dubbi; ho aggiunto che suoi sono lo stile e la lingua, che vere prove intrinseche per dubitare dell'autenticità non esistono, come aveva giudicato anche il Carducci. Ho concluso poi che li ritengo uno scherzo satirico, perchè troppo cinico e basso sarebbe stato il dire sul serio a Giuliano: purchè tu mi salvi, vadano in malora i miei compagni. E neppur questo il Tommasini può accettare, dicendo che non erano compagni. Non è però possibile negare, che erano compagni di carcere, accusati delle stesse opinioni politiche.

[335]. Trucchi, Poesie inedite di dugento autori, volumi quattro: Prato, Guasti, 1846 e 1847. Vol. III, pag. 175. Il Sonetto, dice il Trucchi, «è tratto da un codice lucchese, scritto di mano del dottissimo «canonico Biscioni, che lo trovò nel codice del Redi.» Ibidem, pag. 172.

[336]. Nerli, Commentarî. pag. 124-5.