[521]. Considerazione sul cap. XIII del lib. II dei Discorsi. — A sempre meglio provare, che non pochi erano allora quelli che non osavano arrivare fino alle ultime conseguenze che il Machiavelli tirava dalle sue premesse, anzi spesso lo biasimavano, diamo in Appendice, documento XXIII, lo scritto di un fratello di Francesco Guicciardini. Esso ci è stato, durante la stampa, comunicato dall'amico A. Gherardi, cui ne rendiamo le dovute grazie; e conferma ancora, che il concetto del Principe trovavasi in germe nei Discorsi. Infatti l'autore, facendo la critica di un capitolo dei Discorsi (lib. I, cap. 25), è indotto a fare, nello stesso tempo, quella del Principe.
[522]. Considerazione sul cap. IV del lib. I dei Discorsi.
[523]. Considerazione sul cap. XL del lib. I dei Discorsi.
[524]. Considerazione sul cap. V del lib. I dei Discorsi.
[525]. Considerazione sul cap. LVIII del lib. I dei Discorsi.
[526]. Considerazione sul cap. XLIX del lib. I dei Discorsi.
[527]. Considerazione sul cap. XXIV del lib. II dei Discorsi.
[528]. Considerazione sul cap. XXIV del lib. II dei Discorsi.
[529]. Considerazione sul cap. XII del lib. I dei Discorsi.
[530]. Quando furono pubblicate le Opere inedite del Guicciardini, il Cavour cominciò subito a leggerle, e poi disse ad un amico: — «Questi era un uomo che conosceva veramente gli affari, e li conosceva assai meglio del Machiavelli.» — Anche Gino Capponi soleva insistere, nei suoi familiari colloqui, come fa pure nella sua Storia, sulla superiorità pratica del Guicciardini, e sulla più sicura conoscenza che questi aveva degli uomini. A lui sembrava che gli scritti del Machiavelli «non siano pratici abbastanza, come di chi avesse fatto le cose da sè, le avesse fatte più che guardate.... Parve a me sempre, che il Machiavelli conoscesse gli uomini meglio che l'uomo; gli conoscesse per quello che fanno in comune, e che importa alla vita pubblica; ma non gli guardasse e intendesse per quello che sono ciascuno in sè stesso e in casa e in famiglia, le quali cose fanno ostacoli, ai quali non pensano gl'ingegni speculativi, ma bene gli sentono i veri pratici del governo.» Storia della Repubblica di Firenze, vol. II, pag. 65. Bisogna però osservare, che il Machiavelli voleva studiare la vita politica e non la privata; i popoli, i governi e i principi, non l'individuo o la famiglia. Fu anzi il primo a distinguere chiaramente i due ordini di ricerche, il che era pur necessario allora.