[579]. Il Principe, cap. XXI.

[580]. Gli sforzi fatti a provare il contrario riuscirono sempre vani, poichè troppo evidentemente in contradizione col fatto. Il signor Karl Knies pubblicò un diligente lavoro col titolo: Niccolò Machiavelli als volkswirthschaftlicher Schriftsteller, nella Zeitschrift für die gesammte Staatswissenschaft (Achter Jahrgang, zweites und drittes Heft). Tübingen, 1852. Egli vorrebbe provare che il Machiavelli aveva idee originali anche in economia politica; ma non riesce ad altro che a cavare dalle opere di lui una serie di frasi e di osservazioni, che risguardano più o meno direttamente fenomeni economici, e che sarebbe difficile non trovare del pari in molti altri storici o politici del tempo. Nei cronisti del Trecento, come per esempio il Villani, si trovano in assai maggior numero registrati fatti ed osservazioni, che hanno valore economico e finanziario. Pur lodando questo scritto, il Mohl assai giustamente osservò, che esso dimostra più l'acume e la diligenza del signor Knies, che il valore economico delle opere del Machiavelli. «Mit grossem Fleisse sind die ganz gelegentlichen und zerstreuten Sprüche Machiavelli's über wirthschaftliche Beziehungen zusammengestellt; das Hauptergebniss dürfte aber doch wohl mehr ein Beweis von dem Scharfsinne des Bearbeiters, als ein Nachweis von irgend bemerkenswerthen Kenntnissen und Gedanken des Florentiners über die Wirthschaft der Völker und Staaten sein. Sagt er doch selbst in einem seiner Briefe, dass er über die Verarbeitung von Seide und Wolle, über Gewinn und Verlust nicht zu reden wisse.» Mohl, Op. cit., pag. 532, in nota.

[581]. Il Principe, cap. XXII.

[582]. Il Principe, cap. XXIII. Intorno alla necessità di fuggire gli adulatori, di saper dare ascolto ai buoni consigli, anzi provocarli, spesso ragionarono gli antichi ed i moderni, senza che perciò si debba dire che il Machiavelli li copiasse.

[583]. Ibidem, cap. XXIV.

[584]. Il Principe, cap. XXV.

[585]. Qui c'è forse un'allusione al Valentino.

[586]. Il prof. Triantafillis sostenne, che questa esortazione sia imitata dal Discorso sul Principato d'Isocrate a Nicocle. Ma, come dico altrove (Appendice, doc. XXII), è una opinione già combattuta da altri, e che io non credo punto accettabile.

[587]. L'Ellinger nella Vierteljahrsschrift für Kultur und Litteratur der Renaissance (vol. II, pag. 17 e segg., Berlin, 1886) osserva che nell'Utopia si trovano alcuni concetti assai poco morali, che ricordano il Principe. Gli abitanti dell'isola, per far la guerra, si valgono di un altro popolo, che pagano bene, ma che espongono a tutti i pericoli, salvo alcuni casi, nei quali difendono essi con grandissimo valore la loro patria. E quando debbono combattere un qualche Stato vicino, cercano, con tutte le arti lecite ed illecite, di promuovere in esso la guerra civile, ed anche di farne ammazzare il sovrano, con promesse di larghi premi. Da ciò il sig. Ellinger conclude, che certe massime sono proprie dei tempi di guerre e di odii religiosi, nei quali, senza scrupolo di sorta, si ricorre ad ogni mezzo onesto o disonesto. Ma bisogna notare che tutto quello che viene dal critico tedesco giustamente osservato e biasimato, è nell'Utopia affatto secondario ed eccezionale, nè costituisce punto il carattere generale del libro, che è invece animato da un alto senso morale: si potrebbe dire piuttosto che si tratta d'una delle fantastiche bizzarrie, che non mancano in lui. Quanto al Machiavelli, non è possibile parlare di passioni o di odii religiosi, che nè egli, nè la società in cui viveva, sentivano allora.

[588]. Parecchie notizie furono raccolte nel Theatrum prudentiae elegantioris del Reinhard (pag. 37 e seg.) pubblicato nel 1702, e nella Bibliotheca politico-heraldica (pag. 38-68), pubblicata nel 1706. Molto si trova ancora (spesso sono riportati per esteso i brani degli autori citati) in Joh. Frider. Christii, De Nicolao Machiavello libri tres, da noi già ricordato, e così pure nella prefazione alla grande edizione delle opere del Machiavelli fatta nel 1782 a Firenze, e nell'Elogio di Niccolò Machiavelli, scritto da Giovan Battista Baldelli, pubblicato colla data di Londra, 1794. Da questi autori moltissimi poi copiarono senza citarli. Il lavoro eccellente del Mohl, Die Machiavelli-Literatur, lo abbiamo già più sopra citato.