[589]. Questa edizione contiene anche la Vita di Castruccio Castracane, la Narrazione del modo in cui il Duca Valentino si disfece degli Orsini e degli altri suoi nemici in Sinigaglia, i Ritratti delle Cose della Francia et della Alemagna. È qui da notare che in questa edizione i titoli così dell'opera come dei capitoli di essa sono in italiano, mentre nei Mss. più antichi erano in latino, come fu notato anche dal prof. Lisio.
[590]. G. Lisio, Il Principe di Niccolò Machiavelli, testo critico con introduzione e note. Firenze, Sansoni, 1899. Di quest'opera si occuparono il Tommasini nei Rendiconti dell'Accademia dei Lincei (Seduta del 17 giugno 1900); M. Brosch, in Beilage zur Allgemeine Zeitung (26 marzo 1900); Cian, nel Giornale storico della letteratura italiana, vol. XXXV, pag. 106 e seg. (anno, 1900).
[591]. Dopo un attento esame, del Mss. ciò è messo in dubbio, o addirittura negato dal Lisio e da altri. Il prof. Marzi, sopraintendente dell'Archivio di Stato in Firenze lo nega affatto. Recentemente il Tommasini, nell'Appendice alla sua opera (doc. V), ha dato una minuta e diligente descrizione dei vari Mss. del Principe. Mentre stiamo correggendo le bozze di stampa, il sig. Adolfo Gerber c'invia un suo nuovo lavoro, in cui con grande diligenza descrive, e con molti fac-simili illustra i manoscritti, le edizioni e traduzioni delle varie opere del Machiavelli, nei secoli 16 e 17. Adolph Gerber, Niccolò Machiavelli: Die Handschriften, Ausgaben und Übersetzungen seiner Werke im 16. und 17- Jahrhundert mit 147 Fac-similes. Erster Theile. Die Handschriften. Manca ancora la seconda parte che dovrà descrivere le edizioni.
[592]. Questa lettera, già più volte pubblicata, trovasi nella copia apografa del Principe, che si conserva nella Laurenziana di Firenze, banco XLIV, cod. 32.
[593]. Augustini Nifi, Medices, philosophi suessani, De regnandi peritia. Il libro, dedicato a Carlo V, fu finito di scrivere a Sessa nel 1522, e stampato a Napoli nel 1523, aedibus Catharinae de Sylvestro.
[594]. Fu infatti pubblicato insieme con lettere ed epigrammi laudativi. Uno di questi dice, che il libro contiene:
Quid laetos faciat populos urbesque beatas,
Quid regem similem reddat in orbe Deo.
Una lettera di Pietro Gravina lo dice «aureum quidem et vere regium,» aggiungendo che come Alessandro teneva presso di sè l'Iliade, «sic tuum hoc opus in augustissimo Caesaris nostri pectore perpetuo reponendum putem.» A questa lettera lo stesso Gravina aggiunse versi latini, nei quali diceva che il piccolo e prezioso volume doveva essere il fido Acate dei re.
[595]. Corso sugli scrittori politici italiani. Milano, 1862, pag. 338.