[596]. Così disse nella seconda edizione delle sue Lezioni di letteratura italiana (vol. II, pag. 171. Napoli, Morano, 1870), dove espresse anche il dubbio che ambedue avessero imitato Aristotele. Nelle edizioni successive, dopo che il Triantafillis ebbe (1875) notato nel Principe qualche imitazione da Isocrate, modificò la sua prima opinione.

[597]. Nourrisson, Machiavel, cap. XII, XIII, XIV, Paris, Didier, 1875. Non ho trovato che egli ricordi il Settembrini, il quale non pare che conoscesse il libro del Nourrisson, non citandolo nelle edizioni della sua opera, posteriori alla pubblicazione di esso.

[598]. Del Principe del Machiavelli e di un libro di Agostino Nifo nel Giornale Napoletano di filosofia e lettere, scienze morali e politiche. Nuova serie, anno I, fascicolo I, anno 1879.

[599]. Il sig. Ninian Thomson, che ha mirabilmente tradotto in inglese varie opere del Guicciardini e del Machiavelli, fra cui il Principe, possiede una copia dell'edizione giuntina, e richiamò la mia attenzione sulle parole qui sopra riferite. Di ciò mi fu grato, nella 2ª ediz. di quest'opera (vol. III, pag. 211, in nota), testimoniargli tutta la mia riconoscenza, che qui nuovamente ripeto.

[600]. Questa edizione del Blado, e quelle in diversi tempi pubblicate dai Giunta si trovano descritte nel Gamba; nell'opuscolo intitolato: Quarto Centenario di Niccolò Machiavelli (Firenze, tip. Succ. Le Monnier, 1869), e nel Burd, op. cit.

[601]. Il cardinale Reginaldo Polo, grande avversario del Machiavelli, fu dei primi a parlare di ciò nella sua Apologia ad Carolum V Caesarem, super libro de Unitate. Brixiae, 1744, tom. I, pag. 152. Egli dice che nell'anno 1534, cioè appena sette anni dopo la morte del Machiavelli, sentì come gli amici scusavano l'autore del Principe, specialmente per avere scritto esser meglio governare ispirando timore piuttosto che amore. «Illi responderunt idem quod dicebant ab ipso Machiavello, cum idem illi aliquando opponeretur, fuisse responsum: se non solum quidem iudicium suum in illo libro fuisse sequutum, sed illius ad quem scriberet, quem cum sciret tyrannica natura fuisse, ea inseruit quae non potuerunt tali naturae non maxime arridere; eadem tamen si exerceret, se idem iudicare quod reliqui omnes, quicumque de Regis vel Principis viri institutione scripserant, et experientia docet, breve eius imperium futurum; id quod maxime exoptabat, cum intus odio flagraret illius principis ad quem scriberet: neque aliud spectasse in eo libro quam, scribendo ad tyrannum ea quae tyranno placent, eum sua sponte ruentem praecipitem si posset dare.»

Matteo Toscano nel suo Peplus Italiae (Parisiis, 1578), a pagina 52, dice: «Sed iuvat commemorare quid ipse responderit se eo nomine arguentibus. Ideo enim impiis praeceptis a se imbutos principes affirmavit, ut qui tum Italiam tyrannice vexabant, sua institutione deteriores redditi, eo celerius scelerum suorum poenas penderent. Fore enim ut cum se penitus vitiis immersissent, statim meritam Numinis iram experirentur.» È da ricordare che nè il Polo nè il Toscano furono contemporanei del Machiavelli.

[602]. Lettere di G. B. Busini a Benedetto Varchi, ripubblicate per cura di Gaetano Milanesi in Firenze, Le Monnier, 1861. Lettera IX in data di Roma, 23 gennaio 1549, pag. 84.

[603]. Varchi, Storie fiorentine. Firenze, 1843, a spese della Società editrice del Nardi e del Varchi, vol. I, lib. IV, pag. 266 e seg.

[604]. L'abbiamo citata più sopra.