Nella sua breve gita, che pure durò poco meno di due mesi, il Machiavelli non ebbe molto da fare, e gli restò qualche tempo libero, che pare dedicasse a cominciare il secondo de' suoi Decennali, che poi restò interrotto. Il brano, infatti, che di esso abbiamo, narra gli avvenimenti seguiti dal 1504 al 1509 per l'appunto. Ed in una lettera, che in quei giorni medesimi scrisse a Luigi Guicciardini, e sulla quale torneremo fra poco, troviamo una poscritta che dice: «Aspecto la risposta di Gualtieri a la mia cantafavola.» Or questo era il nome che egli ed i suoi amici dettero più volte al Decennale.
Nel secondo il Machiavelli incomincia col dire, che oserà narrare i nuovi eventi, sebbene
Sia per dolor divenuto smarrito.[160]
Invocata la Musa, egli accenna alla rotta di Bartolommeo d'Alviano in Toscana, per opera principalmente del prode Antonio Giacomini, del quale fa grandi elogi. Dopo accennati più brevemente ancora alcuni fatti generali d'Europa, rammenta come papa Giulio II, non potendo tenere «il feroce animo in freno,» cominciò la guerra contro i tiranni a Perugia, a Bologna. E così finalmente arriva con grande rapidità alla lega di Cambray. Questa egli sembra attribuire, più che altro, alle vittorie dei Veneziani contro l'Imperatore nel 1508, quando s'impadronirono d'alcune sue terre.
Le qual dipoi si furon quel pasto,
Quel rio boccon, quel venenoso cibo,
Che di San Marco ha lo stomaco guasto.
I Fiorentini allora, profittando dell'occasione, affamarono Pisa, circondandola in modo, che non vi poteva entrare «se non chi vola;» onde essa, che pur era stata assai ostinata nella difesa,
Tornò piangendo alla catena antica.
Ma non si potè nulla concludere, senza prima aver contentato le bramose voglie dei potentati, che cercavano sempre nuovi pretesti per aver danari: